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FOREX

USD/JPY torna verso 160: effetto interventi già terminato?

Il cambio USD/JPY recupera rapidamente terreno dopo il crollo provocato dall’intervento coordinato di Stati Uniti e Giappone. Il carry trade e l’ampio differenziale dei tassi tornano a favorire il dollaro, mentre la soglia di 160 rappresenta nuovamente il livello chiave da monitorare.

Fonte: Bloomberg

Written by

Filippo A. Diodovich

Filippo A. Diodovich

Senior Market Strategist per IG Italia

Data di pubblicazione

Lo yen torna sotto pressione e USD/JPY si riporta pericolosamente vicino alla soglia psicologica di 160.

Nella sessione odierna dell’11 agosto il cambio ha raggiunto un massimo a 159,40, tornando sui livelli precedenti alla fase più aggressiva dell’intervento coordinato delle autorità statunitensi e giapponesi. Nel pomeriggio europeo USD/JPY continua a muoversi in area 159,2-159,3. 

Il movimento è particolarmente significativo se osserviamo quanto successo nelle ultime due settimane. Alla fine di luglio USD/JPY aveva sfiorato quota 164, sui massimi da circa quarant’anni, prima di subire una violenta inversione.

L’intervento sul mercato valutario e il successivo coinvolgimento degli Stati Uniti avevano spinto il cambio fino a circa 155,20 il 3 agosto, con un apprezzamento dello yen superiore al 5% rispetto ai precedenti massimi.

Da quel minimo, tuttavia, USD/JPY ha recuperato circa il 2,7% in poco più di una settimana.

A nostro avviso, proprio la rapidità di questo recupero rappresenta il segnale più interessante: l’intervento è riuscito a spezzare temporaneamente il movimento speculativo contro lo yen, ma non è stato finora sufficiente a modificarne i fondamentali.

Intervento USA-Giappone: effetto potente, ma per ora temporaneo

L’evento più importante è stato il raro intervento coordinato sul mercato valutario da parte di Giappone e Stati Uniti.

Il Ministero delle Finanze giapponese ha confermato che Tokyo e Washington sono intervenute congiuntamente acquistando yen. L’operazione rappresenta il primo intervento coordinato dei due Paesi sulla valuta giapponese dal 2011. Le autorità hanno inoltre ribadito di essere pronte a intervenire nuovamente qualora i movimenti del cambio diventassero eccessivamente disordinati.

La partecipazione americana ha dato inizialmente molta più credibilità all’operazione rispetto ai tradizionali interventi unilaterali di Tokyo.

Ma il ritorno di USD/JPY sopra 159 mostra anche i limiti dello strumento.

Gli interventi valutari possono cambiare rapidamente il posizionamento degli operatori, ma difficilmente possono modificare in maniera duratura un trend se i fondamentali continuano a muoversi nella direzione opposta.

Ed è proprio qui che torna centrale il differenziale dei tassi.

Il carry trade continua a giocare contro lo yen

La principale debolezza strutturale della valuta giapponese rimane il costo estremamente ridotto del finanziamento in yen rispetto al rendimento offerto dagli asset denominati in dollari.

La Federal Reserve mantiene infatti i Fed Funds al 3,50%-3,75%, mentre il tasso di riferimento della Bank of Japan è fermo all’1%. La decisione della Fed del 29 luglio è stata approvata con nove voti favorevoli e tre contrari: i tre dissidenti avrebbero preferito un rialzo di 25 punti base.

Questo differenziale continua a rendere interessante il carry trade, cioè il finanziamento in una valuta a basso rendimento, come lo yen, per acquistare attività denominate in valute che offrono rendimenti superiori.

Il ritorno della propensione al rischio sui mercati e la riduzione della volatilità stanno favorendo nuovamente queste strategie, contribuendo alla nuova fase di debolezza dello yen.

A nostro avviso, è questo uno dei motivi principali per cui l’intervento coordinato non è riuscito, almeno per ora, a mantenere USD/JPY stabilmente sotto quota 157.

La BoJ diventa più restrittiva

Il quadro potrebbe però cambiare se la Bank of Japan accelerasse il processo di normalizzazione monetaria.

Nella riunione del 31 luglio la BoJ ha mantenuto il tasso overnight all’1%, con una maggioranza di otto voti contro uno. Il membro Hajime Takata ha votato contro la decisione, proponendo un aumento immediato del tasso all’1,25%.

Ancora più interessante è stato il Summary of Opinions pubblicato il 10 agosto.

Diversi membri hanno sottolineato la necessità di continuare ad aumentare i tassi e hanno evidenziato rischi crescenti al rialzo per l’inflazione. Una delle opinioni raccolte dalla BoJ sostiene addirittura che il ritmo dei rialzi potrebbe risultare più rapido di quanto attualmente previsto dai mercati, qualora le condizioni economiche e finanziarie lo richiedessero.

La direzione della politica monetaria giapponese appare quindi sempre più chiara: la prossima mossa dovrebbe essere un rialzo, non un taglio.

Il problema per lo yen è soprattutto la velocità con cui la BoJ sarà disposta a procedere.

Il debole mercato del lavoro USA non è bastato a fermare USD/JPY

Un altro elemento che avrebbe dovuto favorire lo yen è arrivato venerdì dagli Stati Uniti.

A luglio l’economia americana ha perso 23.000 posti di lavoro, contro aspettative per circa 80.000 nuovi occupati. Anche i dati dei due mesi precedenti sono stati rivisti complessivamente al ribasso di 103.000 unità.

Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,2% al 4,1%, ma soprattutto a causa dell’uscita di circa 264.000 persone dalla forza lavoro.

Il dato ha ridotto sensibilmente le aspettative di un nuovo rialzo della Federal Reserve a settembre. Nella sessione odierna i futures sui Fed Funds attribuiscono una probabilità di circa 48% a un aumento dei tassi nel prossimo meeting, dal 58% di una settimana fa.

Nonostante questo, lo yen non è riuscito a mantenere i guadagni.

Anche questo, a nostro avviso, rappresenta un segnale importante: al momento la pressione strutturale generata dal carry trade e dal differenziale dei rendimenti sembra prevalere sia sul deterioramento dei dati USA sia sulla minaccia di nuovi interventi.

Analisi tecnica USD/JPY: 159,40 e 160 tornano livelli decisivi

A nostro avviso, una decisa vittoria sopra la resistenza a 159,39 potrebbe creare i presupposti per un’ulteriore estensione del rialzo verso 160,00 e 160,50, aree di transito rispettivamente delle medie mobili esponenziali a 100 e 50 giorni.

Scenario differente, invece, in caso di cedimento del supporto a 158,52. La perdita di questo livello potrebbe preludere a una nuova fase di debolezza verso 157,62.

Scenari

Rialzista (principale):
sopra 159,39 → possibile allungo verso 160,00;
sopra 160,00 → spazio per un’estensione verso 160,50.

Ribassista (alternativo):
sotto 158,52 → possibile discesa verso 157,62.

Il quadro tecnico di breve di USD/JPY mostra segnali di recupero dopo il forte calo provocato dagli interventi delle banche centrali. Il superamento di 159,39 rafforzerebbe il movimento rialzista, aprendo spazio verso 160,00 e 160,50. Al contrario, la perdita di 158,52 indebolirebbe nuovamente l’impostazione, riportando il focus su 157,62.

USD/JPY: cosa guardare adesso

La battaglia sullo yen è quindi tutt’altro che conclusa.

Da una parte abbiamo Bank of Japan e autorità giapponesi, determinate a impedire un deprezzamento disordinato della valuta e sempre più orientate verso una politica monetaria restrittiva.

Dall’altra rimane però un differenziale dei tassi molto favorevole al dollaro, che continua ad alimentare strategie di carry trade e vendite di yen.

La soglia di 160 assume in questo contesto una doppia importanza: tecnica e politica. Un ritorno stabile sopra questo livello potrebbe non soltanto rafforzare il trend rialzista di USD/JPY, ma anche aumentare sensibilmente il rischio di nuove dichiarazioni o di un nuovo intervento delle autorità.

Il prossimo catalizzatore arriverà già domani mercoledì con l’inflazione USA di luglio. Il mercato sta cercando di capire se la debolezza mostrata dal mercato del lavoro sarà sufficiente a fermare la Federal Reserve o se le pressioni inflazionistiche — alimentate anche dal rialzo del petrolio — manterranno aperta la porta a nuovi aumenti dei tassi.

A nostro avviso, un CPI superiore alle attese potrebbe rappresentare il catalizzatore necessario per portare USD/JPY nuovamente sopra 160. Al contrario, un dato sensibilmente inferiore alle aspettative potrebbe ridurre ulteriormente le probabilità di rialzo Fed e offrire finalmente allo yen un sostegno macroeconomico più duraturo rispetto agli interventi sul mercato valutario.

Highlights

  • USD/JPY torna sopra 159 e raggiunge oggi un massimo a 159,40

  • Il 3 agosto il cambio era sceso fino a circa 155,20 dopo l’intervento coordinato USA-Giappone

  • In poco più di una settimana il dollaro ha recuperato circa il 2,7% contro lo yen

  • La BoJ mantiene i tassi all’1%, ma apre alla possibilità di nuovi rialzi

  • Negli Stati Uniti i Fed Funds restano al 3,50%-3,75%

  • Il debole report sul lavoro USA ha ridimensionato le attese di rialzo Fed, senza però invertire la debolezza dello yen

  • 159,40 e 160 rappresentano le principali resistenze di breve periodo

  • Grafico Daily USD/JPY

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