METALLI PREZIOSI
Le quotazioni si avvicinano al supporto di 3.983 dollari: sotto questo livello aumenterebbe il rischio di una discesa verso 3.944 e 3.680 dollari.
L’oro continua a perdere terreno e torna a mettere sotto pressione la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia. Il movimento può sembrare sorprendente, considerando il permanere delle tensioni geopolitiche, ma in questa fase il mercato sta guardando soprattutto all’aumento del petrolio, ai rischi di inflazione e alle prossime mosse della Federal Reserve.
Il punto centrale è che le tensioni internazionali non stanno producendo soltanto domanda di beni rifugio. Il rialzo del greggio sta alimentando il timore di una nuova accelerazione dei prezzi al consumo e potrebbe costringere la Fed a mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo.
Uno scenario particolarmente penalizzante per l’oro, che non offre cedole o interessi e tende quindi a soffrire quando aumentano i rendimenti dei Treasury e si riducono le aspettative di tagli dei tassi.
Il primo fattore ribassista è rappresentato dal forte recupero dei prezzi energetici. Il Brent è tornato intorno agli 84 dollari al barile a causa delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dei rischi legati allo Stretto di Hormuz.
Un petrolio più caro significa maggiori pressioni inflazionistiche, soprattutto attraverso l’aumento dei costi di trasporto, produzione ed energia. Per la Federal Reserve diventa quindi più difficile procedere rapidamente con una riduzione del costo del denaro.
Il mercato sta di conseguenza ridimensionando le attese di tagli dei tassi, sostenendo il dollaro e i rendimenti obbligazionari statunitensi. Entrambi gli elementi rappresentano tradizionalmente un ostacolo per il metallo prezioso.
A questo si aggiungono le prese di profitto dopo il fortissimo rialzo registrato nei mesi precedenti. L’oro aveva superato i 5.300 dollari all’inizio dell’anno, attirando numerose posizioni speculative. Quando il trend ha iniziato a perdere forza, molti operatori hanno preferito monetizzare i guadagni, accelerando il movimento correttivo.
L’oro non reagisce sempre positivamente a una crisi internazionale. Molto dipende dalle conseguenze economiche della crisi stessa.
Quando prevalgono i timori di recessione, instabilità finanziaria o fuga dagli asset rischiosi, la domanda di oro tende ad aumentare. Quando invece la crisi provoca soprattutto un rialzo del petrolio, dell’inflazione e dei tassi di interesse, il metallo prezioso può essere penalizzato.
È esattamente ciò che sta accadendo in questa fase. Il mercato teme che l’aumento dei prezzi energetici possa rendere la politica monetaria statunitense più restrittiva, almeno nel breve periodo.
La componente “bene rifugio” rimane presente, ma al momento non è sufficiente a compensare la forza del dollaro, l’aumento dei rendimenti e le prese di profitto.
Dal punto di vista tecnico, i 4.000 dollari rappresentano il principale spartiacque di breve periodo.
Non si tratta soltanto di una soglia psicologica. In questa zona si sono concentrate diverse reazioni degli acquirenti e numerosi tentativi di recupero. Una discesa temporanea sotto il livello non sarebbe quindi sufficiente, da sola, per confermare una nuova fase ribassista.
Il segnale più negativo arriverebbe con una chiusura giornaliera netta sotto quota 4.000, soprattutto se accompagnata da un ulteriore rafforzamento del dollaro e da una crescita dei rendimenti obbligazionari statunitensi.
Le prossime mosse dell’oro dipenderanno principalmente da tre fattori: andamento del petrolio, aspettative sui tassi della Fed e forza del dollaro.
Un ulteriore aumento del greggio potrebbe rafforzare i timori inflazionistici e mantenere il metallo prezioso sotto pressione. Al contrario, una diminuzione delle tensioni sul mercato energetico potrebbe ridurre le aspettative di una politica monetaria restrittiva e favorire un recupero delle quotazioni.
Importanti saranno anche i prossimi dati statunitensi sull’inflazione e sul mercato del lavoro. Numeri superiori alle attese potrebbero sostenere dollaro e rendimenti, penalizzando ulteriormente l’oro. Dati più deboli potrebbero invece riportare al centro del mercato le aspettative di tagli dei tassi.
Pesante flessione per l’oro, con le quotazioni che si stanno avvicinando a un’importante area di supporto di breve periodo a 3.983 dollari, livello corrispondente ai minimi registrati il 13 e il 14 luglio.
A nostro avviso, il cedimento di questo riferimento tecnico potrebbe creare i presupposti per la realizzazione di un nuovo segmento ribassista, con un primo obiettivo sul successivo sostegno di medio-lungo periodo collocato a 3.944 dollari, minimo di fine giugno.
La perdita anche di quest’ultimo livello potrebbe determinare un’ulteriore intensificazione delle pressioni ribassiste, aprendo spazio a un possibile affondo verso 3.680 dollari, obiettivo ricavato dalla proiezione dell’ampiezza dei recenti movimenti.
Segnali contrari arriverebbero solamente con un deciso ritorno delle quotazioni sopra 4.115 dollari, area di transito dell’EMA a 21 periodi. Il superamento di questo riferimento tecnico potrebbe favorire un recupero verso la successiva resistenza collocata in area 4.200 dollari.
Sotto 3.983 dollari, possibile discesa verso 3.944 dollari.
Sotto 3.944 dollari, spazio per un’estensione del movimento ribassista verso 3.680 dollari.
Sopra 4.115 dollari, possibile recupero verso 4.200 dollari.
Il quadro tecnico di breve periodo dell’oro si è deteriorato sensibilmente. La perdita di 3.983 dollari confermerebbe la prosecuzione della fase correttiva verso 3.944 dollari, livello decisivo per evitare un’accelerazione ben più profonda verso 3.680 dollari.
Solo un ritorno sopra 4.115 dollari migliorerebbe l’impostazione tecnica di breve periodo, riaprendo spazio per un recupero verso 4.200 dollari.
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