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Vegan Economy: come investire nell'industria vegana

Le aziende stanno rispondendo alla diffusione del veganismo e i trader possono capitalizzare via via che le persone in tutto il mondo iniziano a ridurre l’assunzione di carne e a consumare più alimenti di origine vegetale.

Vegan burger Fonte: Bloomberg

Come fare trading sul veganismo

Quando si negoziano le azioni ‘vegan’ si opera sul futuro prezzo di mercato con derivati come CFD, barrier e turbo. In altre parole, non possiedi l’asset sottostante e quindi puoi trarre profitto sia dai mercati al rialzo che da quelli al ribasso.

CFD, barrier e turbo sono prodotti a leva, quindi per aprire una posizione è necessario predisporre solo un piccolo deposito iniziale, che per i CFD è detto anche margine. La leva finanziaria può contribuire ad aumentare i tuoi profitti, ma può anche incrementare le perdite, quindi è importante elaborare una strategia di gestione del rischio prima di iniziare a fare trading.

Il trading ti offre anche l’esposizione ai titoli azionari vegani e ai VTC, ma anche come un terzo sistema per sfruttare l’ascesa del veganismo: il trading di soft commodity che supportano la dieta vegana e a base vegetale.

Se non ti senti pronto a fare trading sui mercati reali, puoi fare prima un po’ di pratica nella negoziazione degli asset vegani in un ambiente privo di rischi utilizzando il conto demo di IG.

Scopri quanto vale il giro d’affari del mercato vegano

Molti prodotti alimentari sono, per loro natura, idonei a una dieta vegana, un esempio tra tutti le verdure, e questo che significa che il mercato vegano è già molto esteso. Stando a Euromonitor, il mercato globale vegano e vegetariano registra da solo un fatturato di $50 miliardi e le vendite di alimenti vegani sostituti della carne hanno raggiunto i $19,5 miliardi nel 2019.

Dati separati forniti dalla società USA di management consulting AT Kearney prevedono una crescita annuale delle vendite dei sostituti della carne a base vegetale del 20-30% nei prossimi anni. Si stima che il mercato globale della carne valga $1 trilione, il che significa che il veganismo rappresenta ancora solo una piccola fetta del mercato, ma per contro questo offre al veganismo un ampio margine di crescita.

Si ritiene, tuttavia, che i sostituti della carne a base vegetale disponibili oggi saranno la principale alternativa alla carne solo per pochi anni e che la carne coltivata, al momento non ancora diffusa, possa progressivamente prendere il loro posto man mano che la tecnologia si sviluppa e la sua accoglienza tra i consumatori aumenta.

Consumo globale di carne: quota di mercato (%)

2025 2030 2035 2040
Valore totale $1,2 trilioni $1,4 trilioni $1,6 trilioni $1,8 trilioni
Carne coltivata 0% 10% 22% 35%
Nuovo sostituto della carne di tipo vegano 10% 18% 23% 125%
Carne tradizionale 90% 72% 55% 40%

Fonte: AT Kearney

L’adozione del cibo vegano è guidata da una serie di fattori chiave. Il veganismo è particolarmente diffuso tra le giovani generazioni e le piante sono considerate un modo più efficiente, rispetto all’allevamento di bestiame, di nutrire la crescente popolazione mondiale, destinata a passare da 7,6 miliardi a circa 10 miliardi entro il 2050.

Ciononostante, la principale motivazione del successo delle alternative vegane alla carne è stata la favorevole accoglienza da parte dei consumatori di carne. Giunto al suo apice, il vegetarianismo aveva creato due poli opposti: o mangiavi carne o non la mangiavi e, se ti piaceva la carne, le alternative vegetariane erano fuori discussione.

Il veganismo, invece, in parte per come si associa alle problematiche del cambiamento climatico e in parte per la crescente consapevolezza dei possibili benefici per la salute, è più fluido. Di fatto, la maggioranza delle persone che consumano sostituti della carne non è rigorosamente vegana, ma cerca semplicemente di ridurre l’assunzione di carne.

Queste persone vengono spesso chiamate ‘flexitariani’ (seguono una dieta semi-vegana o vegetariana) o ‘reducetariana’ (cercano di ridurre ma non di eliminare l’assunzione di carne). Nel Regno Unito, più di un terzo della popolazione sospende per qualche giorno il consumo di carne, tanto che gli eventi come ‘Meat Free Mondays’ (I lunedì senza carne) stanno diventando sempre più popolari. La Vegan Society sostiene che il 93% delle vendite di sostituti della carne dello scorso anno nel Regno Unito è ascrivibile ai non vegani.

Ma non si tratta solo di conquistare gli amanti della carne. Le alternative vegane ad altri prodotti di base consumati quotidianamente sono ormai molto comuni; ne è una dimostrazione la rapida crescita di alimenti come il latte di mandorla e i formaggi privi di derivati del latte. La tendenza vegan va ben oltre il cibo: il mercato dei cosmetici vegani ha fatto registrare un fatturato di $13,5 miliardi nel 2018 e, stando alle stime di Statista, si prevede che crescerà fino a $15,5 miliardi nel 2020, $18,4 miliardi nel 2023 e $20,8 miliardi nel 2025.

Aziende in competizione per il mercato vegano

Il fatto che i prodotti vegani incontrino il favore anche dei non vegani ha costretto le aziende a stare al passo con i tempi. Significa anche che possono soddisfare mercati più vasti, e non una piccola nicchia. Secondo Mintel, di tutti i nuovi prodotti alimentari immessi sul mercato nel Regno Unito lo scorso anno, il 16% era di tipo vegan, valore raddoppiato rispetto all’8% del 2017 e sufficiente per superare la Germania come leader in Europa.

In base a quanto afferma la Vegan Society, quasi la metà della popolazione del Regno Unito seguirà una qualche forma di dieta flexitariana entro il 2025, circa il doppio del numero stimato di vegani. Analizzando la questione in prospettiva, meno del 2% della popolazione britannica si identifica come vegana al momento, anche se è plausibile pensare che la metà sia passata a questo regime alimentare solo nel 2018, a dimostrazione di quanto il veganismo sia in rapida crescita.

Quasi tutte le grandi aziende hanno lanciato nuovi prodotti vegani per capitalizzare la nuova richiesta o perché hanno subito pressioni da parte di clienti o azionisti, ma la maggior parte di queste aziende offre sia prodotti vegani che non vegani. Questo risultato è stato raggiunto sia sviluppando nuovi prodotti internamente sia acquisendo aziende più piccole per partire con un vantaggio.

La tendenza si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta la catena di fornitura alimentare. I grandi produttori alimentari hanno lanciato le loro linee di prodotti vegani con il proprio marchio. Nestle ha acquistato il produttore di alimenti a base vegetale Sweet Earth, mentre il gigante dei beni di consumo Unilever ha trasformato i suoi popolari prodotti di uso quotidiano pensando proprio ai vegani: ha infatti introdotto nuove bustine di tè nella linea PG Tips che si abbinano alla perfezione con il latte di mandorla o di soia.

Chi vende generi alimentari, come i supermercati, non solo dispone di una maggiore varietà di prodotti vegani di terze parti, ma sta anche sviluppando linee a marchio proprio, ad esempio Tesco ha lanciato la sua gamma ’Wicked Kitchen’ che comprende prodotti come pakora di patate dolci.

L’offerta di prodotti ai consumatori vegan va ben oltre il cibo: le persone sono ora molto più attente al contenuto dei prodotti anche non edibili, come i prodotti di cosmesi. Come risposta a questa nuova consapevolezza, aziende come Superdrug hanno introdotto un maggior numero di prodotti a base vegetale.

Anche aziende come Tesla, un candidato che difficilmente si prenderebbe in discussione quando si parla di scelte ‘vegan-friendly’, stanno facendo cambiamenti, tanto che la casa produttrice di automobili elettriche ha deciso di non fornire più i sedili in pelle per rispettare l’ambiente.

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Azioni del mercato vegano

Mentre alcuni grandi nomi hanno conquistato le luci della ribalta, come Beyond Meat quotata in borsa all’inizio di quest’anno, società quotate in borsa da più tempo si stanno orientando verso prodotti a base vegetale o detengono già per loro natura una posizione di vantaggio, come il produttore di cibi freschi Total Produce.

Di seguito è riportato un elenco di otto titoli da prendere in considerazione, anche se non tutti possono essere classificati come 100% vegan-friendly:

  1. Beyond Meat
  2. Ingredion
  3. Bunge
  4. AAK
  5. Total Produce
  6. Archer Daniels Midland
  7. Hain Celestial Group

Beyond Meat

L’azienda Beyond Meat non può non essere menzionata quando si parla di come la tendenza vegana stia attirando i consumatori di tutto il mondo. L’azienda è famosa per il suo Beyond Burger, il ‘primo hamburger al mondo a base vegetale che sembra, si cucina e soddisfa come la carne di manzo senza organismi geneticamente modificati (OGM), soia o glutine’, ma offre anche altre alternative per salsicce e carne macinata. Beyond Meat ha avuto successo perché si è rivolta al mercato di massa: i suoi prodotti sono posizionati nel banco frigorifero accanto ai tradizionali prodotti a base di carne e vengono acquistati per lo più da flexitariani o reducetariani.

Ingredion

Ingredion è un’azienda Fortune 500 che trasforma cereali, frutta, verdura e altri materiali vegetali in ingredienti. Produce amidi, dolcificanti, gomme, biomateriali e altri ingredienti speciali per una vasta gamma di applicazioni.

Oltre il 50% viene impiegato nel settore alimentare, quasi il 20% nelle bevande analcoliche e alcoliche e un altro 20% delle vendite è rappresentato da ‘applicazioni aggiuntive’, tra cui articoli da toilette e materiali che rendono plastica e carta più ecocompatibili.

Recentemente, i manager dell’azienda hanno dichiarato di voler incrementare gli investimenti nelle proteine vegetali fino a raggiungere $185 milioni entro la fine del 2020, rispetto al precedente budget di $140 milioni, grazie a una collaborazione con Verdient Foods. Tuttavia, alcuni investitori vegani potrebbero non apprezzare il fatto che un decimo del business dell’azienda coinvolge ingredienti utilizzati per la produzione di mangimi per il bestiame.

Bunge

Bunge è un’azienda agricola quotata nella borsa di New York che fornisce alimenti base di origine vegetale come cereali, semi oleosi e zucchero utilizzati nella produzione di un’ampia gamma di alimenti. Possiede anche stabilimenti di macinazione che producono alimenti a base di grano, mais e riso macinati e funge da intermediario per il trasporto delle merci dalle fattorie alle industrie di trasformazione alimentare.

Bunge opera in tutto il mondo, ma le sue sedi principali si trovano negli Stati Uniti e in Sud America. L’area più forte è quella dei semi oleosi, dove opera da vero leader del settore grazie alla produzione di soia, canola, semi di girasole e olio di colza. Il suo modello di business integrato verticalmente fa sì che le sue attività agroalimentari e quelle relative agli alimenti e agli ingredienti si rafforzino a vicenda. Oltre a questi settori, l’azienda sta anche sviluppando il suo business nelle bioenergie, in parte attraverso una joint venture con il gigante del petrolio BP.

AAK

Azienda scandinava, AAK, è il primo produttore mondiale di oli e grassi vegetali speciali e semi-speciali. AAK offre ai clienti consulenza su ogni aspetto, dall’elaborazione di ricette alla logistica, fino all’analisi delle tendenze del mercato. Contribuisce anche a rendere i prodotti adatti alle diverse esigenze dietetiche e nutrizionali.

I suoi prodotti sono utilizzati in larga misura per cioccolatini e dolciumi di varo tipo. Recentemente ha lanciato AkoPlanet, il suo nuovo portafoglio con soluzioni su misura per i produttori del settore alimentare che sviluppano sostituti vegetali nei segmenti della carne, dei latticini e dei gelati. Stando a quanto affermato dall’azienda, le sue materie prime provengono tutte da piante e hanno un ‘impatto minimo sull’ambiente’.

Total Produce

Total Produce è uno dei maggiori produttori e fornitori di alimenti freschi al mondo, opera in 26 paesi con 260 strutture tra aziende agricole, impianti di produzione e magazzini frigoriferi che producono complessivamente oltre 300 linee di prodotti alimentari freschi. È presente nel Nord e Sud America, in Europa, in Sudafrica e in India. L’azienda serve i settori della vendita al dettaglio, del commercio all’ingrosso e della ristorazione.

Total Produce non punta in modo specifico alla crescente richiesta di alimenti vegani e a base vegetale, ma beneficia comunque di questa tendenza soprattutto dopo avere acquisito Dole, il gigante globale nel settore della frutta e della verdura.

Archer Daniels Midland

Archer Daniels Midland, nota anche come ADM, è un’altra azienda pronta a capitalizzare la crescente domanda di prodotti alimentari a base vegetale. L’azienda statunitense supporta aziende di oltre 200 paesi ‘dalla pianta al piatto” con i suoi 450 impianti per l’approvvigionamento delle colture e 330 impianti di produzione di alimenti e ingredienti.

I suoi punti di forza sono la produzione di farina di soia, olio e dolcificanti. ADM ha recentemente presentato una serie di nuovi ‘ingredienti di tendenza’, tra cui nuove proteine vegetali e prodotti surgelati non caseari, dimostrando di conoscere bene i cambiamenti in atto nelle abitudini alimentari dei consumatori. Tuttavia, gli investitori dovrebbero essere consapevoli del fatto che l’azienda gestisce anche un grande business industriale e produce anche mangimi per animali.

Hain Celestial Group

Hain Celestial Group è un produttore di alimenti naturali che copre il Nord America, l’Europa e l’India. L’azienda possiede marchi noti che rispondono alla crescente domanda di prodotti sostitutivi più sani e di origine vegetale, come Almond Dream, Better Bean e Yves Veggie Cuisine, oltre a un portafoglio più piccolo di prodotti per la cura della persona.

La maggior parte del suo fatturato proviene da Stati Uniti e Regno Unito. Hain Celestial è un’altra azienda che sembra destinata a trarre vantaggio dal cambiamento nelle abitudini alimentari, non a caso la sua missione è creare ‘marchi per prodotti biologici, naturali e migliori per il consumatore’.

VCT nel mercato vegano

Gli investitori hanno a disposizione anche un altro strumento per guadagnare esposizione in quest’area, ossia i venture capital trust (VCT).

Esiste un’ampia gamma di VCT che si sono estesi fino alle categorie degli alimenti e dei prodotti di benessere vegani e di origine vegetale, ma è importante sottolineare che i VCT si caratterizzano per i loro campi di interesse di vasta portata, il che significa che potrebbero implicare investimenti in aree che sono meno attraenti per gli investitori vegani, come la produzione di carne.

Ad esempio, Octopus Titan VCT ha sostenuto aziende del calibro di Allplants, che fornisce pasti surgelati di origine vegetale agli abbonati, e Plum, che produce alimenti biologici a base vegetale per bambini e neonati.

Ciononostante, il suo portafoglio comprende tutto, come energia, immobili e sanità. Analogamente, Pembroke VCT ha investimenti in aziende come Plenish, un’azienda britannica di latte vegetale e succhi di frutta spremuti a freddo, ma anche in questo caso la società fa business con aziende di altro genere, come Burger Outlet Five Guys, che potrebbero ridurne l’attrattiva.

Uno dei principali vantaggi dell’investire in un VCT è la possibilità di guadagnare esposizione su società private che non sono quotate in borsa. Inoltre, la loro estensione a una varietà ampia di investimenti in più settori riduce anche il rischio.

Fare trading sulle materie prime vegane

Un terzo modo per ottenere esposizione su questa tendenza è il trading sule materie prime che sono alla base delle diete vegane e vegetariane. Mentre nel mondo inizia a ridursi il consumo di carne e ad aumentare quello di prodotti a base vegetale, la domanda dei prodotti agricoli comuni dovrebbe aumentare, mentre è probabile che nuovi ingredienti più esotici diventino più popolari. Fagioli, cereali, soia, noci, frutta e verdura, olii vegetali e semi sono solo alcuni dei punti fermi comuni di una dieta vegana.

Ci sono una serie di soft commodity che rientrano in queste categorie e che possono essere negoziate con IG, tra cui:

  1. Chicago Wheat e London Wheat
  2. Oats (Avena)
  3. Corn (Mais)
  4. Soyabeans, Soyabean Oil e Soyabean Meal
  5. Rough Rice
  6. Orange Juice

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FAQ

Cos’è il veganismo?

Secondo The Vegan Society, ‘il veganismo rappresenta un modo di vivere che cerca di escludere, per quanto possibile e praticabile, ogni forma di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali per il cibo, l’abbigliamento o qualsiasi altro scopo’.

La caratteristica distintiva di una dieta vegana e di uno stile di vita vegano è il consumo di prodotti che non contengono ingredienti provenienti da animali o che sono stati prodotti da animali, come uova, miele e latte. I vegani inoltre non utilizzano prodotti, come cosmetici o indumenti, che sono stati prodotti con materiali animali come la pelle o la pelliccia o sono stati testati su animali.

Quali sono le differenze tra i prodotti vegani e quelli a base vegetale?

Chi si dedica alla produzione di alimenti vegani si focalizza principalmente su un unico requisito dietetico: le proteine. Sebbene nell’alimentazione umana l’apporto proteico abbia per tradizione origine animale, esistono sempre più prodotti vegani che ricavano le proteine da alimenti vegetali, come lenticchie e ceci.

I prodotti vegani non devono essere confusi con i prodotti a base vegetale, soprattutto se si parla di cibo. Tutti i cibi vegani sono di origine vegetale, ma non tutti i cibi di origine vegetale sono vegani. Anche se alcuni alimenti contengono proteine vegetali, possono comunque contenere o essere prodotti con ingredienti secondari provenienti da animali.

Ad esempio, la Guinness non è realizzata con prodotti animali, ma veniva filtrata con la colla di pesce, realizzata con la vescica di pesce, e per questo non era adatta ai consumatori vegani. Il produttore Diageo ha ora smesso di usare la colla di pesce per rendere la Guinness una bevanda ‘vegan-friendly’ e ha realizzato alternative vegan di altre bevande incluse nel suo portafoglio, come il Baileys.

In questo ambito, è opportuno menzionare anche gli alimenti ‘coltivati’, meglio conosciuti come carne sintetica. Le proteine vengono coltivate in un bioreattore utilizzando ingredienti come lo zucchero, creando ‘carne’ senza dover allevare un animale.

Il veganismo va oltre la tutela degli animali?

La protezione degli animali è la priorità principale dei vegani, ma non è da escludere che anche altre convinzioni entrino in gioco nelle scelte di acquisto. Molti puntano anche all’acquisto di prodotti a bassa emissione per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, mentre altri prendono in considerazione anche la quantità di acqua utilizzata per realizzare un prodotto.

Alcuni sostengono che il veganismo non si limita alla protezione degli animali e all’eliminazione della carne dalla propria tavola, ma comprende un insieme più ampio di principi volti a salvaguardare l’ambiente. Secondo Greenpeace, la produzione globale di carne e latticini deve essere dimezzata entro il 2050 se il mondo vuole rispettare gli obblighi climatici previsti dall’accordo di Parigi.


Queste informazioni sono state preparate da IG Markets Limited e IG Europe GmbH (di seguito "IG"). Oltre alla liberatoria riportata di seguito, il materiale presente in questa pagina non contiene uno storico dei nostri prezzi di trading, né alcuna offerta o incentivo a operare nell’ambito di qualsiasi strumento finanziario. IG declina ogni responsabilità per l’uso che potrà essere fatto di tali commenti e per le conseguenze che ne potrebbero derivare. Non forniamo nessuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o la completezza delle presenti informazioni, di conseguenza, chiunque agisca in base ad esse, lo fa interamente a proprio rischio e pericolo. Eventuali ricerche fornite non intendono rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non sono state condotte in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e, pertanto, devono essere considerate come una comunicazione di ambito marketing. Anche se non siamo sottoposti ad alcuna limitazione specifica rispetto alla negoziazione sulla base delle nostre stesse raccomandazioni, non cerchiamo di trarne vantaggio prima che queste vengano fornite ai nostri clienti. Vi invitiamo a prendere visione della liberatoria completa sulle nostre ricerche non indipendenti e del riassunto trimestrale.

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