Economie dei mercati emergenti: India

L’India è un'economia emergente che può offrire una vasta gamma di opportunità per i trader. Scopri l’economia indiana, le sue previsioni di crescita per gli anni a venire e come investire sul mercato con gli asset indiani.

Fonte: Bloomberg

Quadro generale dell’economia indiana

L’economia indiana è attualmente al sesto posto a livello globale per prodotto interno lordo (PIL).1 Nonostante la posizione che occupa nella classifica mondiale, l’India è ancora considerata un’economia di mercato emergente perché è attualmente in fase di transizione dallo stato di paese in via di sviluppo a quello di paese sviluppato.

Grazie al suo rapido sviluppo, l’India fa parte dei BRICS, un acronimo che raccoglie cinque delle più importanti economie dei mercati emergenti del mondo. Le altre economie sono quelle di Brasile, Russia, Cina e Sudafrica.

Nei decenni precedenti e sulla base delle riforme economiche, il PIL indiano ha registrato una crescita in gran parte positiva, con un aumento del PIL pro capite da circa $81 nel 1960 a $1939 nel 2017.2 Tuttavia, questa cifra è ancora eccezionalmente bassa per un paese come l’India, che nel 2017 aveva un PIL complessivo di ben $2,597 trilioni.3

Nonostante ciò, lo sviluppo economico dei 1,3 miliardi di abitanti dell’India è aumentato notevolmente negli ultimi decenni, con i livelli di povertà che sono scesi dal 45% nel 1993 al 21,9% nel 2011. La fase di crescita che sta attualmente vivendo l’economia indiana rende il paese un’interessante prospettiva di investimento e le prossime elezioni politiche, che si svolgeranno in aprile e maggio 2019, potrebbero causare una maggiore volatilità del mercato.

Quali sono i principali settori economici dell’India?

I principali settori economici dell’India sono l’agricoltura, l’industria (che comprende l’industria manifatturiera e tessile) e i servizi.4

  1. L’agricoltura rappresenta il 15% del PIL indiano. Circa il 47% della popolazione attiva indiana ha un impiego nel settore agricolo, con un gran numero di lavoratori agricoli proveniente dai gruppi più poveri della popolazione. L’India è uno dei principali esportatori di riso, grano, cotone e zucchero a livello globale, per cui molti paesi dipendono dalle esportazioni indiane per il sostentamento delle proprie popolazioni.
  2. L’industria comprende molte delle filiere manifatturiere e di produzione indiane, comprese le miniere, le costruzioni e la produzione di energia. L’industria contribuisce per il 23% al PIL dell’India.5
  3. I servizi sono il principale settore economico dell’India, e costituiscono la parte predominante del PIL con un contributo del 61%.6 I servizi comprendono la pubblica amministrazione, i trasporti, le comunicazioni, le finanze e tutte le altre iniziative private che non producono beni materiali.

Storia dell’economia indiana

L’economia indiana ha una lunga storia, caratterizzata da luci e ombre. Per semplificare il discorso, guarderemo all’evolversi dell’economia indiana dal 1991, quando le riforme economiche gettarono le basi per gran parte della crescita che l’economia ha vissuto da allora.

Nel quadro di un piano di salvataggio del Fondo monetario internazionale (FMI), il governo indiano dovette accettare di attuare riforme economiche nella speranza di liberalizzare l’economia e di aumentare la crescita. Manmohan Singh, all’epoca ministro delle finanze indiano, accettò i termini del piano di salvataggio e una serie di riforme economiche entrarono in vigore a partire dal 1991. Le riforme avevano l’obiettivo di incoraggiare gli investimenti diretti esteri nell’economia indiana, deregolamentare i mercati finanziari, abbassare le tasse e ridurre i dazi all’importazione di una serie di beni.

Da allora, i governi successivi hanno continuato le politiche di riforma del passato e i risultati hanno avuto effetti positivi su larga scala. Ad esempio, l’aspettativa di vita è aumentata da 58 anni nel 1991 a 68 nel 2016, e sono aumentati anche il tasso di alfabetizzazione e la disponibilità alimentare.7 Tuttavia, questi benefici sono stati avvertiti prevalentemente nelle città e non nelle zone rurali.

Alcuni commentatori accusano in parte le riforme economiche per i livelli di disuguaglianza di reddito attualmente presenti nella società indiana e affermano che le riforme hanno aiutato i ricchi più che i poveri. Per esempio, il numero di miliardari in India è aumentato da 9 nel 2000 a 101 nel 2017.8

Altri commentatori sostengono che l’aumento della disuguaglianza della ricchezza è un difetto caratteristico del capitalismo neoliberista e che ci vorrà del tempo prima che in India tale disuguaglianza venga livellata.

Il futuro dell’economia indiana

Guardando al futuro, le riforme economiche e l’aumento degli investimenti diretti esteri dovrebbero stimolare la crescita economica indiana nei prossimi anni. La previsione di crescita del PIL per il 2019 è del 7,5%,9 mentre questo dato era l’8,1% nel 2015, il 7,1% nel 2016 e il 6,7% nel 2017 (dati per il 2018 non ancora disponibili).10

Poiché la popolazione indiana è destinata a superare quella cinese nei prossimi decenni, è probabile che la produzione e l’industria agricola si espanderanno a causa della necessità di ospitare, nutrire e fornire posti di lavoro alla crescente popolazione del paese. Dall’altro lato, l’India potrebbe assistere a una netta riduzione della quantità di terreno disponibile per l’agricoltura, poiché la popolazione in continua crescita avrà bisogno di un luogo in cui stabilirsi. Per molti indiani, le città sono viste maggiormente ricche di opportunità rispetto alle campagne, per cui è probabile che le aree urbane si espanderanno.

Considerando l’espansione di queste industrie e la crescita demografica dell’India, anche le energie rinnovabili e la gestione dei rifiuti potrebbero svolgere un ruolo importante nel futuro sviluppo dell’economia indiana. Con la rapida industrializzazione che sta avendo luogo in India, le emissioni di anidride carbonica in tonnellate pro capite sono aumentate da 0,3 nel 1960 a 1,7 nel 2014.11 Il governo indiano ha quindi adottato misure volte a ridurre l’inquinamento, con la possibilità di maggiori investimenti in energie rinnovabili e sistemi di gestione dei rifiuti in India nei prossimi anni.

Come fare trading con l’economia indiana

Utilizzando strumenti finanziari derivati, come i CFD, è possibile speculare sui mercati indiani, comprese le coppie forex di rupie (INR) e la National Stock Exchange (NSE) indiana. I CFD permettono di andare short o long, il che significa che è possibile operare sui prezzi degli asset sia durante potenziali recessioni economiche, sia nei periodi di crescita dell’economia indiana.

Come fare trading con la rupia indiana (INR)

Un modo diffuso di ottenere l’esposizione all’economia indiana è attraverso la valuta, ovvero l’INR. Il forex è sempre negoziato in coppie valutarie e l’abbinamento più popolare con la rupia indiana è il dollaro USA nella coppia USD/INR.

Se si pensa che l’economia indiana crescerà e si ritiene che la rupia aumenterà di valore rispetto al dollaro USA, si adotterà un approccio ribassista sulla coppia USD/INR. Se, invece, si pensa che l’economia indiana scenderà di valore, si dovrebbe assumere la visione opposta e acquistare USD/INR con l’aspettativa che aumenterà di prezzo.

La rupia indiana è una valuta fluttuante gestita. In circostanze normali, il valore della rupia indiana oscilla secondo i meccanismi convenzionali del mercato dei cambi. Nonostante ciò, la Reserve Bank of India (RBI) interviene nel caso in cui la rupia dovesse scendere a livelli a suo avviso dannosi per la salute complessiva dell’economia indiana. Va sottolineato che questo accade raramente e che, nella maggior parte dei casi, la rupia viene lasciata fluttuare liberamente, influenzata solo dalle pressioni del mercato FX.

Se la RBI ritenesse necessario un intervento, essa acquisterebbe o venderebbe dollari USA sul mercato forex con l’auspicio che la variazione dell’offerta di dollari USA ristabilisca l’equilibrio del tasso di cambio tra il dollaro USA e la rupia indiana. Pertanto, è importante che i trader prestino attenzione alla politica monetaria della RBI e a qualsiasi notizia o evento che potrebbe avere un impatto sui mercati valutari.

Scopri altre valute dei mercati emergenti da tenere sotto osservazione.

Come fare trading con la National Stock Exchange indiana

La NSE è la più grande borsa valori dell’India e si trova nel centro finanziario del paese, ovvero a Mumbai, nello stato del Maharashtra. Oltre 1900 società sono quotate sul NSE, con una capitalizzazione di mercato di $2,27 trilioni.

Il NIFTY 50 è l’indice borsistico di riferimento dell’India e rappresenta le 50 maggiori società quotate sul NSE.

I trader possono guadagnare esposizione al mercato azionario indiano speculando sui movimenti di prezzo dell’indice NIFTY 50 e facendo trading su altri indici come la BSE SENSEX, che opera come parte della Bombay Stock Exchange (BSE) e incorpora 30 società quotate in borsa considerate finanziariamente valide e stabili.

Oltre ad prendere una posizione sui vari indici in India, i trader possono prendere una posizione su singoli titoli. Le tre maggiori società indiane quotate in borsa sono Reliance Industries Ltd, HDFC Bank Ltd e Oil and Natural Gas Corporation (ONGC), che hanno tutte beneficiato delle riforme economiche in termini di prezzo delle azioni.

L’India, dunque, offre opportunità di trading molto interessanti per gli investitori. Gli investimenti esteri diretti sono attivamente incoraggiati e hanno contribuito agli straordinari tassi di crescita del PIL indiano. Tuttavia, prima di aprire una posizione, è importante essere al passo con eventuali notizie ed eventi che potrebbero influenzare la crescita dell’economia indiana, e avere un’adeguata strategia di gestione del rischio, in quanto questa può contribuire a proteggersi da movimenti negativi del mercato.

Visita il nostro calendario economico per monitorare le date di pubblicazione dei dati macroeconomici indiani, come il PIL e i tassi di occupazione.

1 World Bank, 2017
2 World Bank, 2017
3 World Bank, 2017
4 CIA, 2017
5 CIA, 2017
6 CIA, 2017
7 World Bank, 2017
8 Oxfam, 2017
9 World Bank, 2017
10 World Bank, 2017
11 World Bank, 2017

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