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Le 3 migliori utility in Europa

Una rassegna dei titoli del Vecchio Continente più promettenti nel settore delle utilities.

Fonte: Bloomberg

Cosa sono le utilities?

Le utilities sono società private, o a partecipazione mista, che offrono un servizio di pubblica utilità al posto di un ente statale. Queste aziende si occupano dunque della trasmissione dell’energia elettrica, della rete telefonica, del trasporto del gas per uso domestico, della raccolta e trasformazione dei rifiuti e degli approvvigionamenti di acqua.

Le utilities operano quindi in un mercato generalmente poco concorrenziale in quanto la loro funzione è quella di offrire accesso a dei servizi essenziali al minimo costo per i clienti in modo da non danneggiarli evitando di creare monopoli deleteri per i consumatori.

Questo tipo di aziende sono dunque molto importanti nella vita di tutti i giorni in quanto permettono di accedere ai normali servizi di pubblica utilità. Alcune delle maggiori utilities sono quotate in Borsa così da attrarre notevoli risorse finanziarie necessarie alla loro espansione in nuovi settori.

In Italia alcune delle principali utilities sono: Enel, Terna, Snam, A2A ed Hera.

Perché sceglierle?

Il settore dei servizi di pubblica utilità è un comparto che garantisce ritorni molto stabili in quanto la domanda per questo tipo di attività tende a rimanere fissa ma a crescere a ratei molto inferiori rispetto ad altri settori quali per esempio quello tecnologico.

Tuttavia, ad un rischio più basso si accompagnano anche rendimenti inferiori che però possono risultare comunque interessanti durante specifiche condizioni di mercato.

Quando gli operatori sono nervosi riguardo al generale andamento dell’economia e dei mercati finanziari, le azioni delle utilities diventano una meta privilegiata per “parcheggiare” la propria liquidità in attesa di un miglioramento della situazione.

Ecco, dunque, che anche in questo periodo di turbolenze sui mercati le azioni delle principali utilities sono tornate alla ribalta come un interessante alternativa alle obbligazioni perché permettono di mantenere un rapporto rischio-rendimento più elevato.

Infatti, di solito le società di questo settore, proprio a causa del costante flusso di cassa che generano, sono in grado di offrire dei generosi dividendi che possono risultare attraenti in particolare per gli investitori istituzionali che possiedono un’ottica di medio-lungo termine.

Le migliori utility in Europa

Enel

La società italiana resta uno dei principali leader a livello mondiale nella produzione e distribuzione dell’energia elettrica. Nata nel 1962 dopo la nazionalizzazione di tutte le attività del settore in Italia, ha continuato ad ampliare il proprio portafoglio di attività fino ad arrivare ad espandersi in altri continenti, oltre a quello europeo, come le Americhe, l’Asia, l’Oceania e parte dell’Africa.

Enel ha una capitalizzazione superiore ai €54 miliardi mentre i risultati del 2022 hanno creato aspettative molto positive anche per il 2023. In particolare, i ricavi sono saliti fino a €140,5 miliardi (+64% su base annuale) mentre l’EBITDA è aumentato a €19,7 miliardi.

L’indebitamento netto, principale preoccupazione degli investitori, è sceso in linea con le attese a €60,1 miliardi. Primaria fonte di crescita sono stati i prezzi medi dell’energia elettrica che per tutto il 2022 si sono attestati sopra il livello degli scorsi anni permettendo di aumentare gli introiti.

Anche la diversificazione delle fonti di produzione dell’energia elettrica permette di schermare le eventuali esternalità negative e l’aumento dei costi di approvvigionamento delle materie prime necessarie alla combustione, quali carbone e gas.

Dal punto di vista tecnico, le azioni sono in salita del +5% a partire dall’inizio dell’anno fino a €5,29 e nonostante abbiano toccato un picco, lo scorso 16 gennaio, a €5,8. Le quotazioni sembrano aver intrapreso una fase di stabilizzazione dopo il forte trend rialzista che è iniziato a partire dai minimi di €3,96 lo scorso 13 ottobre.

Detto questo le previsioni continuano a rimanere positive con la violazione rialzista del livello di €5,81, massimo del 16 gennaio, che potrebbe mettere le basi per un ulteriore allungo fino al picco di €6,42, massimo dell’11 aprile 2022. Una sostenuta fase di acquisto oltre questa soglia porterebbe le quotazioni fino a raggiungere l’area resistenziale di €7,30, massimi del 1° novembre 2021.

Nel caso opposto, il break-out ribassista oltre i €4,88, minimo del 21 novembre scorso aprirebbe ad una fase discendente e sintomo di un più profondo calo fino a €3,96 minimo del 10 ottobre scorso.

Fonte: Piattaforma CFD di IG

E.ON

La utility tedesca è uno dei principali attori nel settore energetico europeo. Dal 2014 la società si concentra sulla produzione di energia elettrica esclusivamente da fonti rinnovabili e dal nucleare mentre continua a rimanere attiva nella distribuzione dell’energia elettrica operando in Europa, America del Nord, Turchia e Brasile.

La società ha una capitalizzazione di mercato superiore a €27 miliardi mentre nel 2022 E.ON ha registrato un EBITDA in aumento oltre le attese a €8 miliardi con un utile netto che si è attestato a €2,7 miliardi. I risultati sono stati quindi migliori delle previsioni della stessa società e sono dovuti in particolare agli introiti degli asset ritenuti non-core che comprendono gli impianti nucleari.

Nello specifico, i reattori del tipo Isar 2 da 1,4 Gigawatt sono gli unici tre ancora in attività nell’intera Germania a causa della preoccupazione riguardo alle forniture di gas dalla Russia. Per questo motivo, la loro dismissione è stata posticipata a metà aprile di quest’anno.

La diversificazione delle attività del gruppo tedesco rimane però il punto di forza che permette ad E.ON di continuare a macinare ricavi nonostante le esternalità negative sul mercato dell’energia.

Sul piano grafico, le azioni sono in salita del +9% nel 2023 fino a stabilizzarsi intorno ad area €10,2. Il superamento del picco di €11,18, massimo del 16 marzo scorso, creerebbe un solido appoggio per il raggiungimento del successivo obiettivo di €12,54, picco del 3 febbraio 2022. Da qui le quotazioni potrebbero mostrare una forte risalita fino al top del 23 febbraio 2015 a €14,97.

Al contrario, un calo oltre la soglia di €9,61, minimo del 16 agosto scorso, potrebbe aprire ad un ribasso più profondo che porterebbe fino al target di €7,28, bottom del 10 ottobre 2022.

Fonte: Piattaforma CFD di IG

ENGIE

La società francese leader nella produzione e distribuzione di gas naturale in Europa ha beneficiato enormemente dalle tensioni sul mercato del gas naturale dovute alla guerra in Ucraina. La società è infatti il maggior importatore del continente per quanto riguarda il GNL (Gas Naturale Liquefatto) e possiede una delle maggiori reti di distribuzione del continente.

Negli ultimi risultati finanziari, ENGIE ha comunicato che nel 2022 l’EBIT è stato pari a €9 miliardi di euro (erano €6,1 miliardi nel 2021) mentre l’utile netto è risultato di €5,2 miliardi, in forte crescita rispetto ai €2,9 miliardi del 2021.

Gli ottimi risultati finanziari sono stati dati dagli elevati prezzi del gas naturale per la maggior parte del 2022 sebbene questi si siano raffreddati a causa delle tasse sugli extraprofitti che hanno cancellato circa €900 milioni di possibili guadagni oltre a €1,1 miliardi sui limiti di ricavi derivati dal nucleare e dagli impianti idroelettrici in Belgio e Francia. Tuttavia, anche il clima invernale meno rigido delle previsioni ha calmierato la domanda di gas per uso domestico contribuendo al potenziale di utile non incassato.

I vertici aziendali si attendono un utile netto per l’anno in corso tra i €3,4 miliardi e i €4 miliardi mentre il Consiglio di Amministrazione ha proposto lo stacco di un dividendo di €1,40 per azione con un payout pari al 65%.

La società sta infatti attraendo uno stuolo di investitori istituzionali che intendono costruire delle posizioni durature nel colosso del gas. ENGIE sta infatti provvedendo a ridurre il suo debito concentrandosi sul suo core business. Un passo importante in questo senso è stata la vendita della sua unità legata ai servizi, denominata Equans, che ha ridotto l’indebitamento del gruppo di un ammontare pari a €7,1 miliardi.

Le prospettive della società rimangono comunque molto ottimistiche nonostante il forte calo dei prezzi del gas naturale. L’infrastruttura di ENGIE insieme alle scorte di gas e ai terminali di importazione per il GNL rendono le previsioni per il futuro estremamente rosee alla luce di un aumento delle importazioni via nave e di un allontanamento dai flussi di importazione da Mosca.

Per quanto riguarda l’analisi tecnica, le azioni hanno mostrato solo un guadagno marginale a partire dai primi mesi del 2023 con una performance del +4,8% fino a €14. Nonostante ciò, l’andamento del titolo è stato piuttosto altalenante avendo toccato un minimo lo scorso 20 gennaio a €12,42 e un picco di €14,38 il 21 febbraio.

Le previsioni sono ottimistiche grazie anche al segnale positivo offerto dall’incrocio rialzista delle medie mobili esponenziali a 20 e 100 periodi che nel grafico a 4 ore hanno mostrato un cross importante lo scorso 15 febbraio fattore che potrebbe supportare la continuazione del momentum rialzista. Un primo obiettivo in questa direzione potrebbe essere il picco di €14,68, massimo del 22 novembre scorso, che potrebbe indurre ad una marcata accelerazione del trend fino al massimo di €16,68 del 29 gennaio 2020. Il superamento di questo target sarebbe indice per il proseguimento verso nuovi massimi a €18,11, livello dello scorso 3 agosto 2015.

Una violazione al ribasso rimane improbabile ma il superamento del minimo del 2 marzo a €13,48 metterebbe le basi per un ampliamento del calo con target ipotizzabili fino al supporto statico di €12,42 minimo del 20 gennaio e intersezione con il supporto dinamico della linea del trend. Obiettivi di medio termine saranno invece quelli di €11,34, bottom del 13 ottobre scorso.

Fonte: Piattaforma CFD di IG

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