Petrolio, scorte ai massimi da marzo pesano sull'oro nero

Sosta in area 94 dollari al barile il petrolio dopo la fase di assestamento dei giorni scorsi. 

Il movimento dei prezzi del future sul Wti degli ultimi mesi non ha rispecchiato la canonica correlazione inversa che esiste tra il biglietto verde e l’oro nero. All’iniziale discesa del dollaro ha corrisposto, infatti, un altrettanto calo del petrolio. La motivazione sembra essere legata a fattori fondamentali, visto l’eccesso di offerta che si è venuto a creare negli Usa, primo consumatore mondiale di greggio. Nonostante la ripresa economica del Paese a stelle e strisce e i dati incoraggianti pubblicati ieri, le scorte continuano a salire settimana dopo settimana, tornado di fatto ai massimi da maggio scorso. Per oggi potremmo assistere a un po’ di speculazione legata al dato sui non farm payrolls di ottobre, ma da qui a poche sedute il trend potrebbe riprendere a seguire la dinamica della domanda e dell’offerta. Dal punto di vista tecnico, i prezzi sul petrolio texano sono tornati ai livelli di fine giugno, mettendo pressione all’area dei 93 dollari/barile nelle prime sedute della settimana. Per ora, una discesa sotto questi livelli potrebbe portare a un ulteriore affondo verso 92 dollari prima e verso 90 dollari poi. Per ora solo un posizionamento sopra quota 95 dollari, potrebbe allontanare questa minaccia, proiettando i prezzi verso i picchi della scorsa settimana in area 98 dollari/barile.