S&P500 prosegue test ai 2 mila punti

Non riesce ad allontanarsi dalla soglia dei 2.000 punti il principale indice azionario del mondo dopo i dati sul Pil del 4° trimestre.

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Fonte: Bloomberg

Il dato ha mostrato una crescita del 2,6% annualizzato contro il +5% del trimestre precedente. Il dato è risultato inferiore alle attese del consensus, fissate a +3,2%. Contributi positivi sono arrivati dalla spesa per consumi personali, cresciuta al ritmo più alto dal primo trimestre del 2006 (+4,3%). Sul rallentamento del Pil hanno pesato, in particolare, la spesa governativa, una decelerazione degli investimenti fissi non residenziali e una bilancia commerciale che ha visto l’import in forte crescita. Sull’intero 2014 la crescita è stata del 2,4%, contro il 2,2% del 2013. È il dato più alto dal 2010.

Nonostante la crescita si sia quasi dimezzata rispetto al trimestre precedente, il mercato sembra guardare con fiducia ai buoni dati sui consumi. Era inevitabile attendersi dei consumi così alti, visto che molti indicatori di fiducia sono ai massimi da quasi 10 anni. Anche la forte crescita dell’import deve essere interpretata come un segnale di salute dell’economia, mentre il rallentamento dell’export (+2,8% da +4,5%) sembra essere causa diretta del forte apprezzamento del biglietto verde verso le principali valute mondiali (il Dollar Index è salito quasi del 9% da settembre a dicembre). Dietro il calo degli investimenti fissi si mascherano anche i primi effetti del tonfo del prezzo del petrolio, che ha bloccato i piani di sviluppo di molte aziende del settore.

Queste figure non sono sufficienti a spaventare la Fed, che in settimana si era mostrata ottimista sulla ripresa statunitense, definendola “solida”. È prematuro poi fasciarsi la testa prima delle revisioni dei prossimi mesi, che potrebbero portare a variazioni importanti sul dato odierno. Crediamo che il dollaro forte e il petrolio a questi livelli particolarmente bassi possano pesare sulla crescita del 2015, che difficilmente sarà compensata da una crescita dei consumi. A conferma di ciò, le reazioni sul mercato sono state contenute. Il cambio Eur/Usd è rimasto sui livelli medi di giornata, mentre le borse europee rimangono in lieve territorio negativo.

Intanto Wall Street continua a vacillare. dopo una partenza d’anno all’insegna della volatilità. I timori di un rallentamento dell’economia globale e la debolezza dei prezzi del petrolio hanno pesato sul sentiment degli investitori. Come se non bastasse, nell’ultima settimana luci e ombre di alcune trimestrali delle big statunitensi hanno incrementato i dubbi su una possibile prosecuzione del rally di borsa. È ancora presto per dirlo, ma questo 2015 potrebbe essere un anno come il 2011, ovvero a due velocità.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane? L’impressione che abbiamo è che Wall Street possa rimanere timidamente sostenuta dall’effetto Quantitative Easing della Bce. Crediamo che i listini europei ne approfitteranno e dovrebbero correre di più di quelli a stelle e strisce, favorendo una riduzione del gap che si è venuto a creare negli ultimi anni.

Dal punto di vista tecnico, l’indice S&P500 ha testato negli ultimi giorni l’area dei 2 mila punti dove passa anche la linea che congiunge i minimi degli ultimi due mesi. Il grafico sembra lanciare un segnale ribassista preoccupante, visto che si sta configurando un testa spalle sul time frame giornaliero. È ancora presto per dirlo. Occorrerebbe una rottura della neck line e un successivo test alla stessa questa volta come resistenza per completare la figura. In tal caso, la discesa potrebbe essere importante e vedrebbe come primo target area 1.870 punti (ovvero la distanza tra la testa e la neck line riportata al di sotto del punto di break out). Il livello successivo rimane a collocato a 1.820 punti, bottom di ottobre scorso. Questo supporto rimane strategico, dato che un suo cedimento potrebbe aprire a una pericolosa inversione di tendenza di questo rally che dura dal 2009. 

Un eventuale rimbalzo sui livelli attuali potrebbe portare a un allungo verso quota 2.065, massimi da inizio anno. Solo un superamento di questa resistenza garantirebbe un ritorno verso i massimi storici a 2.090-2.100. Viste le incertezze attuali, le vendite potrebbero tornare a prevalere.

US 500

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