No Action della BCE, supereuro contro dollaro

Il cambio tra la moneta unica e il dollaro statunitense tocca un massimo intraday a 1,3858

Il Consiglio Direttivo della BCE ha deciso di lasciare i key interest rates invariati. I tassi d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale sono rimasti pari allo 0,25%, quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale allo 0,75% e i tassi sui depositi fermi allo 0%. Niente taglio dei tassi come ampiamente previsto dalla comunità finanziaria.

Nella conferenza stampa successiva alla decisione sui tassi il governatore della BCE, Mario Draghi, ha confermato di aver lasciato tutte le armi della banca centrale europea nell’arsenale. Confermate le forward guidance (tassi d'interesse resteranno su questi livelli o livelli più bassi per un esteso periodo di tempo) e la “stance” accomodante. Draghi ha ribadito che c’e’ stato un forte consenso tra i membri del Governing Council proprio sul punto appena descritto anche in caso di miglioramento dell’economia.

Draghi ha affermato che la decisione di non agire è dipesa da molti fattori. Gli esperti della BCE hanno osservato un prosecuzione della ripresa economica in Eurolandia e una costante crescita dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo nei prossimi anni. Il numero uno dell’istituto di Francoforte ha annunciato le nuove stime degli esperti della BCE su PIL e Inflazione. Il PIL dell’Eurozona è previsto salire dell’1,2% nel 2014, dell’1,5% nel 2015 e dell’1,8% nel 2016. L’inflazione dovrebbe invece attestarsi all’1% nel 2014, all’1,3% nel 2015 e all’1,5% nel 2016. Nell’ultimo trimestre 2016 l’indice armonizzato dei prezzi al consumo dovrebbe salire fino all’1,7% su base annuale, molto vicino al target del 2% desiderato dalla BCE.

Ma ci sono stati altri fattori che hanno portato al “no action”. Draghi ha infatti ricordato il forte miglioramento dell’indice PMI composito in Europa soprattutto nel settore dei servizi che solitamente porta a una forte crescita dei posti di lavoro. Altro elemento positivo è stato il restringersi del differenziale negli indici di fiducia tra Germania e paesi in difficoltà (Spagna e Italia). La disoccupazione è su livelli molto alti ma negli ultimi mesi si è stabilizzata.

Come avevamo previsto i recenti dati macroeconomici sono stati decisivi per convincere i membri del Consiglio Direttivo a non agire. Draghi ha voluto anche sottolineare come la possibile decisione di interrompere la sterilizzazione del piano SMP non è stata presa perché non si sono osservati degli sviluppi nel mercato monetario tali da dover intervenire. Inoltre Draghi ha dichiarato che tale operazione avrebbe comunque benefici molto limitati (“injection for a short time”). Anche le altre soluzioni per il mercato del credito sono ancora in esame ma riteniamo che difficilmente verranno implementate in futuro. Draghi ha ricordato che gli esperti della banca centrale stanno studiando ancora tre possibili operazioni: revitalizzare il programma ABS, il Funding for Lending Scheme (tipo modello della Bank of England) e un piano di quantitative easing (QE).

Riteniamo che Draghi abbia deluso molto.  Soprattutto se guardiamo l’elevato livello tasso di disoccupazione registrato in alcuni paesi europei. Anche se la BCE non ha come la Federal Reserve il mandato della piena occupazione avrebbe dovuto agire per promuovere degli stimoli monetari per migliorare le condizioni del mercato del lavoro. Anche nel mercato del credito era necessario fare qualcosa. L’immobilismo della BCE potrebbe rallentare ulteriormente la ripresa delle attività economiche di Eurolandia.

Un ultimo elemento interessante della conferenza stampa di Draghi è stato l’annuncio dello studio tra effetti di un apprezzamento del tasso di cambio sull’inflazione. Secondo gli esperti della BCE nel 2012-2013 un apprezzamento del 10% del cambio euro/dollaro ha portato a una diminuzione dello 0,4%-0,5% del tasso d’inflazione.

EUR/USD

Dal punto di vista tecnico forte balzo del cambio euro/dollaro che ha superato i massimi della scorsa ottava a 1,3825 (top intraday a 1,3858) e continua a dare continuità al movimento rialzista partito dai bottom di inizio febbraio. Una perentoria vittoria anche della resistenza a 1,3860 creerebbe i presupposti per un ulteriore allungo in direzione di 1,3894. Primi timidi segnali di debolezza con il cedimento di 1,3770, preludio a un possibile calo verso 1,37.

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