Attentati di Bruxelles alimentano timori Brexit, Sterlina nuovamente sotto pressione

Gli attentati nella capitale belga di ieri hanno rispolverato le critiche degli anti europeisti alla politica migratoria della Ue.

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Fonte: Bloomberg

A tre mesi esatti di distanza dall’ormai noto referendum sulla Brexit, il mercato è tornato a riconsiderare più seriamente l’ipotesi di un’uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. Gli attentati di Bruxelles hanno contribuito ad accentuare il dissenso nei confronti delle politiche della Ue sull'immigrazione. L’impressione è che il fronte anti-europeista abbia colto l’occasione per rimarcare come la libera circolazione di persone accresca i rischi di attentati e metta a repentaglio la sicurezza interna dei vari Paesi. La politica sull’immigrazione adottata dalla Ue, in particolare, è stata sempre giudicata troppo accomodante da Londra e questo in passato ha sollevato critiche pesanti.

Non ci stupiamo quindi, se a seguito di quanto avvenuto ieri nella capitale belga, l'opinione pubblica britannica si sia avvicinata alla posizione dei "Leavers" in vista del referendum del prossimo 23 giugno. Sebbene la Gran Bretagna non faccia parte dell’area Schengen, il pericolo che Londra rimanga coinvolta in attentati simili a quelli di Parigi e Bruxelles rimane altissimo e il ricordo di quanto accaduto a Londra nel luglio del 2005 rimane ancora vivo tra gli inglesi. Ad approfittare di questa situazione è stato il partito UKIP, favorevole da sempre a una chiusura delle frontiere, che nelle parole del suo fondatore, Nigel Farage, ha mostrato forte preoccupazione sul futuro del Paese.

Intanto si intensificano le previsioni da parte di autorevoli centri di ricerca (LSE, PwC e Oxford Economics) sull’impatto che potrebbe aversi sull'economia britannica da un'eventuale Brexit. Secondo alcuni di questi, il costo potrebbe raggiungere anche i 100 miliardi di sterline. Sebbene il valore possa sembrare inizialmente elevato, crediamo che la cifra possa essere anche superiore, visto che l’impatto di un simile scenario potrebbe riguardare più fronti della sfera economia, non solo quello dei traffici commerciali su cui molti si stanno concentrando al momento.

Sta di fatto, che nelle ultime ore molti betters e sondaggisti inglesi hanno dovuto rivedere al rialzo le quote a favore di un'uscita dalla Ue. Un medesimo movimento lo abbiamo visto sul nostro Cfd sul referendum ha visto un deciso ripiegamento della probabilità di una permanenza nella Ue. In questo momento l’opzione binaria sul Referendum quota una probabilità del 64% a favore della permanenza nella Ue, in calo dal 72% di qualche settimana fa.

I riflessi di tutto ciò si sono scaricati sulla sterlina, la cui volatilità implicita è schizzata ai massimi da quasi 6 anni. Secondo quanto mostrato dallo swap a 3 mesi in dollari, che mostra il costo per assicurarsi contro improvvisi e violenti movimenti della divisa britannica, la volatilità è tornata ai livelli che non si vedevano dalle elezioni politiche di maggio 2010.

L’incertezza continua a salire di settimana in settimana, man mano che si avvicina il voto e a pagarne il prezzo più salato è la sterlina. Il cable oggi è scivolato sotto 1,41, portandosi a un soffio dai minimi della scorsa settimana, a 1,4050. Solo un cedimento di tale riferimento potrebbe riaprire a un ritorno verso i minimi di marzo, a 1,3830. È questo l’ultimo baluardo prima che si giunga a 1,35. Possibili rimbalzi vedono come principale resistenza la trendline che congiunge i minimi del secondo semestre del 2015 con i massimi di inizio 2016, ora in transito a 1,45.

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