Unicredit, primo target a 7 euro

Vola Unicredit in borsa nel giorno dell’annuncio del piano industriale e dei risultati del 2013. 

La banca di piazza Cordusio ha chiuso l’esercizio con una perdita netta record di 14 miliardi di euro, dovute esclusivamente alle svalutazioni su avviamento e agli accantonamenti sui crediti. I ricavi non sono stati brillanti (a 24 miliardi, -4,1% su base annua), di cui 6 negli ultimi tre mesi del 2013. In ogni caso l’impatto sui requisiti patrimoniali rimane positivo.

Il mercato sembra apprezzare di più la quotazione della controllata Fineco nel corso del 2014 e la cessione di UniCredit Credit Management Bank, che gestisce i crediti in sofferenza originati in Italia. Se il primo elemento potrebbe incrementare il valore del gruppo, il secondo aiuterebbe a rendere i bilanci del gruppo più trasparenti.

Dal punto di vista tecnico, il titolo è volato (+7,1%) con volumi importanti dopo i conti, raggiungendo i massimi di ottobre 2011 a quota 6,54 euro. I volumi sono arrivati ai massimi dal 19 gennaio 2012, nei giorni in cui c’è stato l’aumento di capitale, superando i 240 milioni di pezzi. Il titolo non dovrebbe avere difficoltà a raggiungere i 7 euro, picchi di ottobre 2011. Unicredit rispetto a Intesa SanPaolo è rimasta un po’ indietro nel recente recupero a seguito delle tensioni in Ucraina. Solo un peggioramento del quadro geopolitico in Ucraina potrebbe evitare questo scenario. Il titolo più rappresentativo del FtseMib dopo Eni, non si è ancora allineato alla performance dell’indice milanese. In un’ottica di medio lungo periodo il target principale rimane a 10 euro, massimi abbandonati a luglio 2011.

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