TRUMP spiazza il mercato, borse e dollaro in recupero

Borse riprezzano aspettative dopo la vittoria a sorpresa del candidato repubblicano.

Trump

Riducono le perdite i mercati azionari dopo aver aperto in pesante calo stamane. Almeno per il momento, il pericolo di un crollo simile a quello post referendum Brexit rimane scongiurato. Nel suo primo discorso pubblico, il neo presidente Donald Trump è apparso piuttosto diplomatico e ha utilizzato parole abbastanza pacate, richiamando a quell'unità nazionale che sinora gli era mancata. Proprio questo potrebbe essere stato il fattore che ha calmierato un po’ le vendite sui mercati.

Ad ogni modo, la risposta dei mercati di questa mattina è imputabile alle aspettative disattese di una vittoria della Clinton, che sino a ieri erano date con una probabilità superiore all’80%. I bruschi movimenti di stamane, quindi, possono essere considerati un riprezzamento di tali aspettative degli operatori, a seguito della vittoria inaspettata di Trump.

Così dopo la Brexit, la storia si ripete. Per l’ennesima volta i sondaggi hanno fallito. I cittadini statunitensi hanno preferito la strada più incerta in assoluto, scegliendo un candidato molto sui generis e senza un’esperienza politica consolidata. Sono questi elementi questi che potrebbero contribuire a impensierire gli investitori nelle prossime sedute.

Consideriamo la vittoria di Trump come un ulteriore fattore di incertezza (downside risks) che si aggiunge a una lista già abbastanza lunga a livello globale. Tra questi rientrano: la Brexit, la crisi delle banche europee, il referendum in Italia e il petrolio. Crediamo che tutti questi fattori possano penalizzare il mercato in questo scorcio di 2016 e inizio 2017.

I listini di Wall Street potrebbero avviare una nuova fase di discesa in grado di riportarli a rivedere i minimi di luglio (2.000 punti per S&P500) e poi quelli visti ad inizio anno (a 1.800 punti).

Molti operatori si interrogano anche sulle prossime strategie della Federal Reserve dopo la vittoria di Trump. Sebbene sul fronte macro non sono attese ripercussioni di brevissimo termine, la Banca centrale statunitense potrebbe preferire temporeggiare prima di alzare i tassi a dicembre. Resta fermo il punto che una sua attesa a dicembre potrebbe alimentare aspettative di nuovi stimoli nel corso del 2017.

Tutto ciò sembrerebbe essere un paradosso visto che lo stesso Trump ha più volte attaccato la politica monetaria ultra-accomodante della Banca centrale statunitense, sostenendo che i tassi bassi creano squilibri importanti e distorcono la realtà. Lo stesso Trump potrebbe, a questo punto, nominare due nuovi membri del FOMC ben più “falchi” rispetto agli altri componenti del Board e cercherà di impedire la rielezione della Yellen, il cui mandato scadrà a febbraio 2018.

Sul fronte valutario, occorre segnalare il violentissimo deprezzamento del peso messicano, sceso ai minimi storici verso dollaro, registrando la peggior performance di sempre.

In generale, anche sul biglietto verde le vendite violentissime di questa notte sono in gran parte rientrate in scia con il movimento delle borse. Il cambio EUR/USD è tornato a riposizionarsi in area 1,1050 dopo l’accelerazione verso 1,13 di qualche ora fa. Probabilmente il mercato potrebbe tornare a mettere pressione a quei livelli.

Violenti movimenti anche sull’oro, che è salito sino a 1.340 dollari/oncia, massimi da fine settembre, salvo poi rientrare sotto i 1.300 dollari.

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