Sussulto di Sanders e Cruz, mercati ancora anonimi alle presidenziali

Si ribilianciano lievemente le posizioni dei candidati alle presidenziali statunitensi, dopo l’ultima tornata di primarie.

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Fonte: Bloomberg

Sia Sanders (democratico) che Cruz (repubblicano) hanno avuto la meglio rispetto ai loro avversari nel Wisconsin e, tra l'altro, con un ampio margine.

Tra i democratici, Bernie Sanders ha messo a segno la sesta vittoria di fila riducendo il divario con Hillary Clinton a poco più di 550 delegati (senza considerare i super delegati). Non molto se consideriamo che mancano ancora 18 Stati e ci sono circa 412 delegati non assegnati.

Tra i repubblicani, Ted Cruz, grazie alla recenti vittorie (Utah e Wisconsin) ha ridotto il suo svantaggio a circa 230 delegati. Da segnalare, tra l’altro, che a differenza del suo sfidante, Donald Trump, Cruz ha ottenuto per la seconda volta la maggioranza dei voti. In questo caso, le chance di un sorpasso sono più realistiche dopo il ritiro di Marco Rubio, a cui sono stati assegnati 171 delegati. Se quest’ultimi dovessero decidere di sostenere Cruz, il divario si ridurrebbe a una manciata di voti in vista del test di stati strategici, come New York e California.

Se fino a qualche settimana fa, i giochi sembravano fatti, ora tutto sembra tornare un po’ in discussione. L’impressione è che i due super favoriti per la corsa alla Casa Bianca, Clinton e Trump, non possono rilassarsi molto. Tra l’altro, secondo un sondaggio Reuters, per la prima volta da inizio anno, Cruz ha superato Trump (39% dei consensi vs 37%).

Oggi si vota nei caucus del Colorado per i repubblicani e del Wyoming per i democratici, mentre il 19 aprile sarà la volta dello stato di New York, che assegna ben 95 delegati per i primi e 291 per i secondi.

Nonostante gli ultimi sviluppi, l’incertezza maggiore continua a ruotare intorno al GOP. Sebbene Trump rimanga in vantaggio, ormai è palese il sostegno dell’establishment del partito a favore di Cruz.

Il mercato rimane ancora “sordo” agli esiti delle primarie. Sino alle convention di luglio probabilmente saranno ancora i timori di rallentamento globale e di inflazione a dominare la scena.

Ieri sera l’S&P500 ha terminato la seduta in calo dell’1,2%, la peggior performance dall’11 febbraio scorso. Il recupero dell’Europa e il rimbalzo dei future in America promettono una chiusura di settimana con il segno più.

Non riusciamo a dire se si tratta di semplici ricoperture di posizioni short e di rimbalzo fisiologico o se si tratta di qualcosa di più sostenuto. Lo capiremo nel pomeriggio. Probabilmente se gli acquisti non dovessero smontarsi, potremmo tentare un allungo ancora la prossima settimana.

Il rialzo coinvolge tutte le asset class più propense al rischio. Questa mattina sia il WTI sia il Brent si sono riposizionate ai massimi da una settimana.

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