Scelte difficili per il Brasile

Pochi investitori avrebbero scommesso all'inizio dell'anno che la valuta coi migliori risultati nei primi 6 mesi del 2016 sarebbe stata il real brasiliano. Eppure questa è la situazione in cui ci troviamo.

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Fonte Bloomberg

L’apprezzamento della moneta è legato a una serie di fattori. In primo luogo, abbiamo l'indebolimento del dollaro USA e un aumento dei prezzi delle materie prime. Le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve negli Stati Uniti era stato uno dei fattori trainanti del mercato durante lo scorso anno, ma nelle ultime settimane la banca centrale americana ha assunto una posizione decisamente “dovish” (da “colomba”) soprattutto dopo la vittoria della Brexit nel referendum UK (decisione del Regno Unito di lasciare l'Unione europea).

Le banche centrali dei mercati sviluppati (ad esempio la Fed, la Banca centrale europea, la Banca del Giappone e la Banca d'Inghilterra) hanno cambiato le proprie politiche monetarie, cercando di sostenere le loro economie attraverso l’espansione monetaria. Di conseguenza, le economie emergenti hanno visto un ritorno dei flussi di denaro (rendimenti più alti).

Le attività brasiliane sono diventate, inoltre, molto appetibili sulle attese che il presidente ad interim Michel Temer, che ha preso il posto di Dilma Rousseff, possa cominciare a mettere in atto politiche fiscali focalizzate a far uscire il Brasile dalla recessione. Finora non c'è stato ancora segno di queste misure, ma per ora le attese di un cambiamento di politica assieme alle aspettative di una FED accomodante hanno contribuito a rivalutare la divisa brasiliana.

L’apprezzamento del real brasiliano contro il dollaro Usa (EMFX USD/BRL) è stato pari al 17% da inizio anno. La domanda da un milione di dollari è se tale rivalutazione continuerà ancora a lungo o se invece il rally è vicino alla conclusione.

Il problema per il Brasile è che il futuro della sua moneta non è nelle proprie mani, ma dipende dalle decisioni prese a Washington dalla Federal Reserve. La banca centrale brasiliana credeva che la Fed potesse rialzare i tassi, almeno una volta quest'anno, ma ora tale scenario sembra essere molto improbabile. La banca aveva inoltre sperato che un rafforzamento del dollaro avrebbe allentato le tensioni sul real, dando respiro alle imprese esportatrici.

Attualmente, il tasso di interesse del Brasile si attesta al 14,25%, mentre il rendimento dei titoli a dieci anni è di circa 12,25%. Il tasso di interesse si è spostato da un minimo di circa il 7% nel 2013 al suo livello attuale, poiché la banca centrale voleva combattere l'inflazione. Tuttavia, ora si trova ad affrontare le richieste da parte delle imprese di tagliare i tassi per stimolare l'economia. La nomina di Ilan Goldfajn, un ex economista di Wall Street, a dirigere la banca centrale è un probabile segnale che verranno effettuate politiche più favorevoli al mercato. Purtroppo per il Brasile una FED sempre più lontana dall’incrementare i tassi di interesse aumenterà il flusso di denaro verso gli emergenti, indebolendo la valuta e ostacolando la promozione di nuove politiche monetarie espansive. 

Intanto attenzione anche all'indice brasiliano Brazil 60 verso nuovi massimi.

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