S&P500, area 2.120-2.130 punti si conferma resistenza strategica

L'indice statunitense continua rimanere al ridosso dei massimi storici nonostante i timori di un rialzo dei tassi da parte della Fed.

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Fonte: Bloomberg

La volatilità sugli indici americani è stata molto più contenuta rispetto a quella degli indici europei nelle ultime settimane. Questa eventualità è riconducibile al fatto che l'effetto Grecia ha ragionevolmente più impatto sull'Europa che non sugli Stati Uniti.


Più che effetto panico, il meccanismo di trasmissione arriva dal cambio Eur/Usd. L'eventuale deprezzamento della moneta unica a seguito delle tensioni sulla Grecia potrebbe portare il cambio verso il basso, creando scompiglio alle grandi aziende esportatrici Usa. Questo fattore potrebbe avere rimpercussioni importanti sugli Usa quanto più violente saranno le vendite sull'euro.

Ovviamente anche le decisioni di politica monetaria della Fed hanno un impatto sulle quotazioni degli indici Usa. Salvo dati estremamente deludenti, il mercato sembra essere ormai pronto per un rialzo dei tassi a settembre. Ma gli investitori sembrano avere l'attenzione rivolta al rialzi successvi al primo. Sarà quindi il ritmo con cui verrà condotta la politica monetaria restrittiva a spostare le decisioni degli investitori.

L'S&P500 potrebbe, quindi, allontanarsi dai massimi storici a 2.134 punti. Intanto al di sotto dei 2.100 punti, il mercato potrebbe tentare una discesa sino a 2.065 punti, minimi degli ultimi due mesi e area di transito della media mobile a 200 giorni. Sarà questo il supporto strategico che potrebbe determinare un affondo verso 1.800 punti. Indicazioni rialziste si avrebbero solo con un superamento deciso di area 2.130 punti, con primo target a 2.200 punti.

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