Russia, Banca centrale corre ai ripari

Nella notte la Banca centrale russa è intervenuta alzando i tassi di riferimento al 17% dal 10,5%. 

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Fonte: Bloomberg

Si tratta del sesto movimento da inizio anno e maggior rialzo dal 1998, anno della crisi russa. La mossa è stata decisa dopo che ieri il rublo ha perso oltre il 9% sia verso dollaro che verso euro, raggiungendo rispettivamente quota 66,84 e 83,30. 

I timori di un ulteriore deprezzamento della divisa russa e di una possibile impennata dell’inflazione hanno spinto nella notte la Banca centrale ad intervenire sul livello dei tassi. La mossa era necessaria per placare le tensioni che si erano create ieri dopo che la stessa Banca centrale aveva fatto sapere che il Pil del 2015 potrebbe scendere tra il 4,5 e il 4,7% se i prezzi del petrolio dovessero restare intorno ai 60 dollari. Certo è che il rialzo dei tassi se da un lato stempera la recente debolezza del rublo, dall’altro, non favorisce l’economia, già in affanno per i bassi prezzi del petrolio e per le sanzioni imposte dai Paesi occidentali.

Intanto le tensioni sulla Russia si stanno diffondendo a macchia d’olio. Altre valute di Paesi Emergenti (rupia indonesiana, real brasiliano, peso messicano) stanno finendo sotto pressione in queste ore, costringendo le varie banche centrali a intervenire sul mercato. Il tonfo dell’oro ne è una testimonianza. Molte Banche centrali stanno vendendo oro per cercare di arginare il deprezzamento delle valute nazionali.

Cosa aspettarsi? A questo punto le prossime sedute saranno cruciali in vista del meeting del FOMC. Se la Fed dovesse mostrarsi un po’ più aggressiva del solito, potrebbe aggiungere pressioni ribassiste ai Paesi Emergenti, con fuga dei capitali. Insomma la tempesta sui mercati potrebbe non essere terminata qui.

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