Riflettori sul dollaro con la pubblicazione dei NFP nel pomeriggio

Attenzione ai movimenti del biglietto verde anche se la decisione della FED di rialzare i tassi sembra scontata

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Fonte Bloomberg

Ieri i riflettori erano puntati sulla moneta unica con le scelte della BCE di politica monetaria. Il Consiglio Direttivo dell’istituto di Francoforte ha comunicato di aver deciso di tagliare di 10 punti base i tassi sui depositi, portandoli quindi ulteriormente in territorio negativo al -0,30%. Decisione non particolarmente aggressiva tenendo conto che le attese erano fissate su un range compreso tra i 10 e 20 punti base.

Draghi ha, inoltre, annunciato il rafforzamento del piano di quantitative easing, estendendo la scadenza del piano da settembre 2016 a marzo 2017 (ed oltre se necessario) e allargando gli acquisti comprendendo anche le emissioni degli enti locali/regionali.

Troppo poco per le attese del mercato che aveva scontato anche un incremento in termini di ammontare degli acquisti mensili oltre i 60 miliardi di euro attuali. Crediamo che la discussione all’interno del Consiglio Direttivo sia stata particolarmente accesa e le misure annunciate ieri hanno confermato come l’opposizione dei falchi (guidati dal numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann) sia particolarmente agguerrita.

Oggi i riflettori sono puntati sul dollaro poichè l’US Bureau of Labor Statistics pubblicherà le cifre sui non farm payrolls e il tasso di disoccupazione di novembre. Non ci aspettiamo la stessa volatilità di ieri. Ormai, dopo le recenti dichiarazioni dei membri votanti del FOMC, la Federal Reserve sembra vincolata a rialzare i tassi d’interesse già nel prossimo meeting del 15-16 dicembre proprio per dare un segnale di forza ai mercati e ristabilizzare il sistema.

Sul cambio eurodollaro dopo lo spike rialzista che aveva portato il cambio fino a 1,0980 oggi siamo scesi sotto 1,09. Ci aspettiamo che il cambio EURUSD, nelle prossime settimane, possa tornare a scendere gradualmente sulla scia delle aspettative degli operatori sulle divergenti politiche monetarie da parte delle rispettive banche centrali. La BCE manterrà la propria “stance” accomodante ancora per un prolungato periodo di tempo, la FED, gradualmente, rialzerà i tassi d’interesse.

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