Referendum Italia: il mercato inizia a prendere la scia

Dopo l'ascesa inattesa di Trump, il mercato inizia a prendere la scia del Referendum italiano come dimostra andamento BTp.

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Fonte: Bloomberg.

Mentre i mercati finanziari stanno ancora metabolizzando la sorpresa Trump, gli investitori sembrano aver già rivolto l'attenzione al prossimo evento chiave di questo 2016 tutt'altro che prevedibile, il Referendum costituzionale italiano.

Le vendite massicce sui bond di tutto il mondo ha avuto ripercussioni ben più importanti sui titoli di Stato italiani, segnale questo che il mercato inizia a risentire dei timori in vista del Referendum.

Cosa cambia dopo le elezioni Usa?

La vittoria di Trump potrebbe aver rafforzare gli spiriti populisti in Europa e, in modo particolare, in Italia. Difatti, il referendum costituzionale sta assumendo sempre più sfumature e logiche di partito, allontanandosi dall'obiettivo principale della riforma, ovvero la fine del bicameralismo perfetto.

Infatti, sono molti coloro che credono che una vittoria del NO possa portare a una crisi del governo Renzi e un ritorno anticipato alle urne, evento questo abbastanza improbabile, vista la mancanza di una legge elettorale. In un simile scenario, l’ipotesi di un governo tecnico sembrerebbe essere quella più accreditata.

Intanto, i sondaggi continuano a mostrare dati molto contrastanti. I risultati spesso variano a seconda dell'istituto e delle modalità di conduzione del poll. L'incertezza è massima e lo scetticismo tra gli operatori sui poll è elevatissimo. Le elezioni Usa sono solo l'ultimo esempio di un fallimento dei sondaggi dopo il Referendum sulla Brexit e le elezioni Uk del 2015.

Renzi vs Juncker

Prosegue, intanto, lo scontro verbale a distanza tra il premier Renzi e il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, sulla flessibilità richiesta dall'Italia per la legge di Bilancio 2017. In questa diatriba, la Ue non sembra tenere conto del ruolo strategico ricoperto da Roma all’interno dell’Unione e delle potenziali ripercussioni negative sulla stabilità dell’area in caso di una vittoria dei NO. Crediamo che un eventuale apertura favorevole di Bruxelles prima del Referendum possa essere considerata una vittoria per il governo, aiutando così il fronte del SI a recuperare terreno.

BTp

Tutti questi timori iniziano a produrre effetti sul mercato governativo. Nonostante il pesante sell off che sta interessando i bond di tutto il mondo sia partito dagli Usa e si basi su delle aspettative inflattive più alte, i titoli di Stato italiani rimangono i più penalizzati.

Il rendimento sul BTp a 10 anni è salito ai massimi dall’estate 2015, superando la soglia del 2%. Male anche lo spread verso il Bund, che sulla medesima scadenza si è portato sopra i 170 punti base, top da 15 mesi a questa parte.

Nonostante gli spread si siano allargati un po’ verso tutta la periferia, l’Italia ha pagato qualcosa in più. A dimostrazione di ciò, il differenziale con il decennale spagnolo salito a 52 punti base, un livello che non si vedeva da inizio 2012. Basti pensare che fino a giugno il rendimento tra Roma e Madrid era grosso modo identico. È questo il segnale più chiaro dei primi timori che iniziano a interessare il nostro Paese, quando mancano ormai 3 settimane al Referendum.

Medesima situazione è stata fotografata dalle aste BTp odierne, dove sulle scadenze a 30 anni il Tesoro ha emesso titoli per un ammontare inferiore alla forchetta massima prevista, nonostante il forte aumento del rendimento.

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