Petrolio torna a creare scompiglio sui mercati

Torna a salire il prezzo del petrolio questa mattina dopo la correzione di ieri.

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Fonte: Bloomberg

L’accelerazione dei prezzi degli ultimi giorni è stata impressionante, con il Brent che è arrivato a toccare 69,60 dollari/barile, mettendo a segno una performance da inizio anno del 19,5% e del 50% dai minimi toccati a gennaio (a 46,40 dollari). Mentre il balzo dei mesi scorsi può essere inquadrato come un mero effetto correttivo dopo la violenta discesa, quello degli ultimi giorni è riconducibile per lo più al deprezzamento del dollaro.

Nonostante le scorte settimanali di greggio siano scese per la prima volta da inizio anno la scorsa settimana, dai fondamentali i segnali che arrivano continuano a mostrare un eccesso dell’offerta. La produzione statunitense di shale oil continua a salire, portandosi quasi a 9,5 milioni di barili al giorno. Probabilmente, però, questo rialzo del petrolio potrebbe spingere molte società produttrici di shale oil a tornare a investire nel settore, dopo i tagli apportati nel primo trimestre, anche se dopo i violenti movimenti dell’ultimo anno prevale un po’ di cautela sul mercato.

Fuori dai confini Usa, gli operatori tengono l’attenzione rivolta a quello che succede nel Medio Oriente, con gli sviluppi in Iran che rimangono sotto osservazione. L’accordo sul nucleare, che porterebbe sul mercato milioni di barili di petrolio, sembrerebbe ancora molto lontano.

Alla luce di ciò, ci aspettiamo che la corsa al rialzo del petrolio possa non durare a lungo. Probabilmente il Brent potrebbe stemperare la sua forza verso i 75 dollari e il WTI verso i 68 dollari. Qui potrebbe sostare per un po’ prima che la discesa riprenda piede. Verso la fine dell’anno, l’eventualità di un accordo in Iran e l’ipotesi di un apprezzamento del biglietto verde aprirebbe a una nuova debolezza.

Intanto i forti movimenti degli ultimi giorni, potrebbero creare non pochi problemi alle Banche centrali del mondo, tutte impegnate a inizio anno a tagliare i tassi di interesse. Le aspettative inflattive, che preannunciavano una debolezza prolungata fino a qualche settimana fa, vengono ora riviste frettolosamente dagli operatori e questo ha giustificato i forti sell off sui bond governativi di tutto il mondo.

 

Dal punto di vista tecnico, il Brent sembra essere diretto verso i massimi di ieri, in area 69,60. Il superamento di 68,50 dollari potrebbe rendere più concreta questa eventualità. Il target successivo rimane a 70 dollari. Indicazioni ribassiste si avrebbero con un cedimento di 67 dollari, con primo target a 65,70, minimi di maggio. Il supporto strategico rimane a 61 dollari, la cui rottura potrebbe aprire a una fase di marcata debolezza.

 

 

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