L'outsider sul mercato: il petrolio!

Scorte e dollaro non scalfiscono l'oro nero.

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Fonte: Bloomberg

Resiste alle prese di profitto il petrolio, nonostante il forte balzo delle scorte Usa della scorsa settimana e il dollaro in forte apprezzamento. Gli investitori non si sono lasciati andare alle vendite quindi, dopo il balzo di martedì, che ha visto il WTI mettere a segno la miglior performance da aprile scorso, con un brillante +5,7%.

Il mercato guarda con una certa insistenza all'appuntamento clou del prossimo 30 novembre, quando a Vienna si riuniranno i membri OPEC per decidere del taglio alla produzione deliberato in via informale ad Algeri a fine settembre (produzione di 32,5-33 milioni di barili/giorno). Negli ultimi giorni è tornata a montare la speculazione sull'appuntamento che si terrà domani a Doha, a cui parteciperà anche la Russia, il principale esportatore di petrolio fuori dal cartello OPEC. In molti vedono questo evento come una sorta di incontro informale, in cui saranno avviati i colloqui che porteranno poi alla formalizzazione di un accordo il prossimo 30 novembre.

Sarà così? Il mercato sembra crederci e sembra scontare con una buona probabilità che l'accordo venga raggiunto. Infatti, nonostante i timori di eccesso di offerta siano tornati ad essere forti (le attiività di drilling negli Usa sono ai massimi da inizio anno) e il violento apprezzamento del biglietto verde (Dollar Index ai massimi dal 2015), il petrolio continua ad oscillare in area 40 - 52 dollari.

A questo punto gli scenari in vista del meeting di Vienna si riducono a:

  1. Raggiungimento dell'accordo, a cui parteciperà anche la Russia. In tal caso potremmo assistere a un sell on news, ma nel medio periodo i prezzi continueranno a mantenersi nell'area di oscillazione degli ultimi mesi (42-52 dollari). Tentativi di allungo verso area 52 dollari sono possibili, ma da considerarsi solo temporanei.
  2. Nessun accordo raggiunto. L'Iran potrebbe non accettare i tagli alla produzione, seppur limitati rispetto ad altri Paesi, e mira a ripristinare la produzione giornaliera di 4 milioni di barili al giorno che aveva prima delle sanzioni imposte. Quest'ultimo scenario potrebbe riportare le quotazioni del greggio sotto i 40 dollari, dato che verrebbe a mancare l'unico supporto che sta sostenendo i prezzi in questo momento.

Il petrolio potrebbe scivolare anche verso i 30 dollari e le ripercussioni potrebbero trasmettersi subito su altri mercati. In molti sperano che la politica fiscale ultra espansiva di Trump possa fornire un supporto alle quotazioni, anche se nell'ultima settimana sembra aver perso la sua partita causa il dollaro troppo forte.

Un calo dei prezzi del petrolio potrebbe stemperare le aspettative inflattive, ribilanciando le vendite sui bond e ridimensionando i timori di una politica monetaria meno accomodante a livello globale.

Crediamo, quindi, che il petrolio possa essere inserito tra i market mover che, insieme al Referendum Costituzionale italiano, la Brexit e la crisi delle banche, giocherà un ruolo chiave sui mercati in questo scorcio di 2016 e nei primi mesi del 2017.

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