Euro sotto pressione, Draghi apre al tapering

La moneta scivola ai minimi da 7 mesi verso il dollaro statunitense.

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Fonte: Bloomberg

E tapering sia. Nonostante sia mancato un annuncio ufficiale in tal senso, le parole del numero uno della Banca centrale europea lasciano poco spazio all’interpretazione. Durante la conferenza stampa successiva alla riunione di politica monetaria, il presidente della Bce ha dichiarato espressamente come sia “altamente improbabile un'uscita improvvisa dal piano di acquisti” di asset (QE). E non poteva che essere così. L’Istituto di Francoforte segue l’approccio della Federal Reserve, con una riduzione graduale degli acquisti mensili (il cosiddetto tapering), ora pari a 80 miliardi.

In questo momento, l’aspettativa di una riduzione da 10 (o 20) miliardi ad ogni riunione (a riunioni alternate) sembra essere lo scenario più accreditato al momento. Un simile atteggiamento permetterebbe:

  1. di non innervosire il mercato lasciandolo privo da un mese a un altro di nuova liquidità;
  2. alla Bce di avere un approccio flessibile di politica monetaria qualora lo scenario macro dovesse deteriorarsi rapidamente a seguito dei sostanziali downside risk presenti sul mercato. In tal senso potrebbe decidere di alzare o ridurre il ritmo degli acquisti in risposta ai vari scenari.

Allo stesso tempo, il Consiglio direttivo dovrà rimodulare anche il Quantitative Easing per sopperire alla scarsità di asset in circolazione. Una situazione questa che potrebbe peggiorare sin da questa sera, quando l’agenzia di rating DBRS potrebbe tagliare il merito creditizio del Portogallo sotto il livello d’investment grade, escludendola così dal QE. La revisione del capital key e l’innalzamento della percentuale di acquisto per emissione sarebbero le misure più probabili in merito.

Crediamo che Draghi abbia scoperto le carte sulle prossime manovre sino a marzo. L’ufficialità arriverà solo nella riunione dell’8 dicembre, quando il mercato conoscerà anche l’esito del Referendum costituzionale italiano. Un evento questo che potrebbe rispolverare le tensioni sui mercati.

La moneta unica questa mattina continua a risentire dell’effetto delle parole del numero uno della Bce. Non crediamo che il mercato abbia mai preso in considerazione l’idea di una cessazione definitiva del QE a marzo. Le vendite sulla moneta unica potrebbero essere imputabili più alla forward guidance implicita emersa dalle parole di Draghi.

L’euro rimane debole verso le principali valute mondiali, soprattutto il dollaro statunitense. Dal punto di vista tecnico, il crossEUR/USD stamane è sceso sotto 1,09 per la prima volta da marzo. A questo punto il principale supporto rimane a 1,08 e poi a 1,07. Questi sono i livelli su cui il cambio potrebbe stabilizzarsi da qui a fine anno, in vista anche del rialzo tassi della Federal Reserve.

Difficile aspettarsi uno scivolone sotto tale riferimento dato che gli americani faranno di tutto per evitare un rapido apprezzamento del biglietto verde, elemento questo in grado di penalizzare l’export delle aziende a stelle e strisce.

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Fonte: Piattaforma IG

Ogni tentativo di rimbalzo potrebbe essere inquadrato come un movimento tecnico e vedrebbe come principale resistenza la trend line ribassista che congiunge i massimi di maggio con quelli di agosto e settembre, ora in transito a 1,12. Solo sopra tale livello, tutta la recente debolezza potrebbe essere messa da parte.

Evidente anche il deprezzamento della moneta unica verso lo yen, con il cambio EUR/JPY che stamane si è portato ai minimi da fine settembre, a 112,80, ben lontano da 116 toccato a inizio mese. La discesa qui è stata stemperata dal clima di risk on emerso sulle borse europee nelle ultime due settimane.

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