Eur/Usd ai minimi da fine febbraio dopo bollettino Bce

Accelera al ribasso questa mattina il cambio Eur/Usd in una seduta dominata dalle figure macro dell’eurozona.

I dati preliminari sul Pil dei vari paesi, hanno sinora mostrato un miglioramento della Germania (cresciuta dello +0,8% t/t contro un +0,7% atteso), mentre la Francia ha deluso le previsioni, registrando una crescita zero nei primi tre mesi dell’anno rispetto al trimestre precedente. Male la lettura del dato italiano che ha mostrato un calo dello 0,1% t/t contro il +0,2% atteso. Le esportazioni non sono riuscite a compensare il calo dei consumi interni, depressi a causa dell'elevata disoccupazione. Alle 11 arriveranno le figure sull’intera eurozona sia per quanto riguarda Pil che l'inflazione finale di aprile. Da quest’ultima non sono attese variazioni di rilievo dopo le letture definitive dei singoli Paesi di ieri.

Intanto dal bollettino economico della Bce, le stime dei professionisti (SPF) sull’inflazione di lungo periodo hanno mostrato un calo all’1,8% contro l’1,9% stimato a inizio anno. Rivisti anche i dati sul 2014 a +0,9% da +1,1%. È un altro tassello che va a completare il grande puzzle a disposizione di Draghi per decidere sull’allentamento della politica monetaria.

Dopo l’apertura delle borse europee abbiamo assistito a un calo dell’Eur/Usd, dovuta non tanto da una debolezza intrinseca dell’euro, quanto da una forza del biglietto verde, come hanno mostrato i movimenti sul cambio Usd/Gbp e Usd/Jpy.

Dal punto di vista tecnico, il cross Eur/Usd ha poi accelerato al ribasso dopo il bollettino economico della Bce, arrivando sino a testare i minimi del 27 febbraio scorso, a 1,3660, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci nell’ascesa partita dai minimi annuali, a 1,3480. L’eventuale cedimento dei livelli attuali potrebbe aprire a una fase discendente marcata proprio verso quei minimi. Un livello intermedio rimane a 1,3565. Al rialzo la prima resistenza rimane a 1,37 e poi 1,3750, supporto della scorsa settimana. Difficile che si vada oltre. Ormai l'1,40 rimane solo un ricordo, soprattutto se dovesse esserci una discesa sotto i livelli attuali.

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