Ufficialmente Brexit

Con la lettera consegnata oggi all’Unione europea il Regno Unito ha fatto ufficialmente richiesta d’uscita dalla Ue, appellandosi all’art. 50 del Trattato di Lisbona.

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Donald Tusk ha fatto sapere di aver ricevuto la richiesta firmata dal premier britannico, Theresa May, che segna l’avvio dei negoziati tra la Ue e il Regno Unito, la cui durata sarà non inferiore ai due anni. Gli interessi in gioco sono troppo importanti: dal passaporto bancario ai traffici commerciali, passando al tema immigrazione. Sono questi i punti cardini su cui si giocherà la partita. Crediamo che gli inglesi non saranno disposti a cedere soprattutto sull’immigrazione, forse la causa principale della Brexit. Più discussa è la posizione sul passaporto bancario e sul free trade. È probabile che il Regno Unito sia disposto a pagare pur di mantenere pieno accesso al mercato Ue, visto il peso del settore finanziario sull’economia britannica. A confermarlo è stata la stessa May nel suo discorso odierno (“We will pursue a bold and ambitious free trade agreement with the European Union that allows for the freest possible trade in goods and services between Britain and the EU’s member states”). Continuiamo a vedere questo aspetto come unico punto di contatto importante tra le due parti in gioco che possa evitare la temuta Hard Brexit.

Tra le prossime tappe fondamentali vanno annoverati i due passaggi elettorali di Francia e Germania, dato che i futuri leader parteciperanno ai negoziati. A complicare le cose sul fronte UK è il Referendum sull’indipendenza della Scozia, approvato dal parlamento scozzese proprio ieri. Il nuovo referendum, se convalidato, dovrebbe tenersi tra fine 2018 o inizio 2019 e le probabilità di una vittoria, dopo il fallimento del 2014, sono molto alte alla luce del mutato contesto avutosi all’indomani del 23 giugno 2016. Il rischio disgregazione è molto più alto per il Regno Unito che per la Ue e un'eventuale vittoria di Macron alle prossime elezioni francesi potrebbe accentuare questa tendenza.

Sul fronte economico, ci aspettiamo che i primi veri effetti della Brexit saranno visibili tra qualche trimestre. Il giorno che tutti stavano aspettando è finalmente arrivato e alle imprese restano ormai solo 2 anni per decidere come cambiare i propri piani industriali e i propri investimenti. Non è molto se consideriamo che il comparto finanziario, quello più interessato, dovrà richiedere ed ottenere le licenze delle varie autorità regolamentari dei Paesi che li ospiteranno in futuro, un processo questo non privo di ostacoli e molto lungo.

Arduo sarà anche il compito della Bank of England che dovrà riuscire a combinare insieme le prospettive economiche deboli con un’accelerazione dell’inflazione, causata dal deprezzamento della sterlina. Senza contare poi che il forte calo dei salari reali, dovuto all’accelerazione dei prezzi, potrebbe penalizzare ulteriormente i consumi nei prossimi trimestri. Insomma il quadro rimane complicato e, a nostro avviso, nel medio-lungo periodo la sterlina rimane ancora soggetta a un forte deprezzamento, con i minimi visti nel flash crash di ottobre che saranno destinati ad essere rivisti.

Sul fronte mercati, la reazione agli eventi odierni è stata piuttosto contenuta, dato che era già tutto incluso nei prezzi. Gli operatori rimangono in attesa di ulteriori dettagli sull’inizio dei negoziati e in proposito strategiche saranno le elezioni francesi che si terranno tra qualche settimana.

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