Crisi in Siria senza fine? Quali scenari futuri?

Bashar Assad ormai vicino a sconfiggere ultimi ribelli jihadisti, rapporti Israele e Iran sempre più tesi. Il 12 maggio Trump deciderà su Iran

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.Nelle ultime ore abbiamo ricevuto notizia di due nuovi scontri in Siria. Nel primo le armate governative di Bashar Assad hanno bombardato i dintorni di Hajar Al Aswad a sud di Damasco una delle ultime roccaforti dei ribelli jihadisti, nel secondo sono stati attaccati i depositi di armi dell’esercito governativo ad Aleppo e ad Hama, raid eseguito probabilmente da Israele (secondo fonti filo-Assad).

La situazione in Siria continua a essere molto complessa. Non tanto per la guerra civile ormai vinta da Bashar Assad ma per i tesi rapporti tra Israele e Iran e tra Occidente e Russia. Senza dimenticare la questione curda.

Il leader alawita Bashar Assad, dopo essere quasi caduto nel 2012/2013 quando il Free Syrian Army spinto dalle primavere arabe aveva conquistato gran parte del territorio siriano, è riuscito nell’impresa di annientare i ribelli con una strategia devastante in primis assassinare i leader moderati della rivoluzione siriana e poi criminalizzare i nuovi capi islamici dell’opposizione senza scordare l’asso nella manica degli aiuti esterni da parte di Iran e Russia.

Assad è, quindi, a pochi passi da chiudere la guerra civile in Siria ma difficilmente la sconfitta dei ribelli siriani porterà la quiete in Medio Oriente.

I rapporti tra Israele e Iran sono arrivati ad essere ai minimi storici. Il premier Benjamin Netanyahu, che ha incontrato ieri il nuovo Segretario di Stato americano Mike Pompeo, ha ribadito i timori sull’espansione dell’Iran. Per Israele l’obiettivo principale in Siria è quello di non permettere a Teheran di costruire delle basi militari al confine. Israele sta continuando a fare pressioni sugli Stati Uniti per annullare o cambiare l’accordo sul nucleare con l’Iran siglato da John Kerry, Segretario di Stato dell’amministrazione Obama nel 2015 (il cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action firmato oltre che da Iran e Stati Uniti anche da Francia, Regno Unito, Germania, Russia, Cina e Unione Europea). Il 12 maggio Donald Trump dovrà decidere cosa fare a riguardo. Da Teheran il presidente iraniano Hassan Rouhani ha già dichiarato che l’accordo è definitivo e sarà impossibile sedersi attorno a un tavolo delle trattative per rinegoziarlo. Probabilmente convinto anche dal presidente francese Macron, Trump potrebbe alleggerire i toni e cercare una rinegoziazione del piano minacciando nuove sanzioni economiche a Teheran. Ecco perché il 12 maggio potrebbe essere una data molto importante per il Medio Oriente. In caso di un Trump molto aggressivo e poco conciliante con l’Iran potremmo assistere a un ulteriore deterioramento delle relazioni tra i paesi.

In merito alla Siria, l’Occidente se ne è un po’ lavato le mani. Nonostante l’importanza strategica del paese (soprattutto per il passaggio di oleodotti e gasdotti) i paesi occidentali hanno scelto di intervenire solamente in caso di uso di armi non convenzionali. Proprio il “presunto” recente attacco chimico di Bashar a Douma nel Ghouta Orientale ha spinto i raid aerei di Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Non sembra contare l’enorme differenza di vittime tra armi chimiche (un centinaio di persone) e le armi “convenzionali” dei barili-bomba che hanno causato decine di migliaia di morti. La presenza militare degli “occidentali” nell’area è comunque molto risicata. Gli americani sono concentrati a mantenere le proprie forze militari nel Golfo (basi militari in Kuwait, Bahrein, Qatar) e ancora in Iraq.

I paesi occidentali sembrano anche evitare la questione curda, altro elemento che potrebbe ritornare sotto ai riflettori della comunità internazionale.

I curdi sembrano aver abbandonato l’utopico progetto di avere un kurdistan libero e al momento si dividono in varie fazioni. I curdi iracheni controllano la parte a nord-est dell’Iraq conquistata agli estremisti dello stato islamico e nonostante le perdite delle città di Mosul e Kirkuk recuperate dalle truppe governative di Baghdad continuano a mantenersi forte attorno alla “capitale” Erbil. I curdi turchi sono nella posizione peggiore sotto assedio da lunghissimo tempo dalle truppe turche di Erdogan. I curdi siriani nel Rojava hanno fatto una temporanea alleanza con il governo di Bashar Assad in cambio dell’autonomia.

Crediamo, tuttavia, che a conclusione della guerra civile in Siria saranno proprio i curdi a essere presi di mira. La Turchia farà forti pressioni per impedire al popolo curdo di avere un territorio autonomo vicino ai propri confini.

La crisi in Medio Oriente è ben lontana dall'essere risolta.

 

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