Borse in forte calo, ma non è ancora panic sell

Proseguono in deciso calo i listini europei nella prima seduta della settimana dopo gli ultimi sviluppi arrivati sul fronte Grecia.

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Fonte: Bloomberg

La fine brusca delle trattative è arrivata dopo che il premier Tsipras ha indetto un referendum il prossimo 5 luglio per lasciare al popolo greco la decisione sull’adesione alle proposte di salvataggio arrivate dai creditori europei. A queste notizia ha fatto seguito la decisione della Bce, che in un comunicato ieri, ha mantenuto fissi a 89 miliardi i fondi ELA per le banche greche, precisando che terrà l’attenzione rivolta agli sviluppi che arriveranno dai mercati nel tentativo di preservare la stabilità dell’eurozona. La decisione di Francoforte ha così spinto il governo ellenico a introdurre delle misure per il controllo dei capitali, tenendo chiuse le banche e la borsa di Atene sino a martedì 7 luglio.

Le tensioni saranno destinate a continuare ancora questa settimana, soprattutto in vista di domani, quando Atene dovrebbe rimborsare il prestito al Fondo Monetario Internazionale per 1,6 miliardi di euro. La scadenza potrebbe coperta grazie ai profitti che la Bce ha realizzato sui titoli di Stato ellenici dal programma SMP, che dovrebbero essere garantiti alla Grecia dato che riguardano i guadagni maturati al 30 giugno.

 

Occorre sottolineare che per ora le vendite sugli indici europei hanno eroso tutti i guadagni realizzati la scorsa settimana. Crediamo che gli operatori siano tornati a prezzare uno scenario di piena incertezza dopo l’ottimismo della scorsa ottava, ma di certo non incorporano l’aspettativa di un’uscita del Paese dalla zona euro. Vendite più pesanti vengono in qualche modo arginate da acquisti di coloro che iniziano già a speculare su un possibile voto favorevole del referendum di domenica. E proprio i sondaggi sull’esito del referendum potrebbero essere il principale driver del mercato nelle sedute che condurranno a domenica prossima. Secondo il sondaggio proposto dal quotidiano Proto Thema, il 57% di greci su un campione di 1.000 cittadini sarebbero favorevoli a un accordo, mentre il 29% sono contrari. Certo il campione non è sufficientemente rappresentativo e gli errori di campionamento potrebbero aver inciso sui risultati. In ogni caso, ci aspettiamo che l’esito del sondaggio costituirà il “trigger event” per vendite più marcate o per una nuova fase di rialzo.

 

Lo scenario migliore rimane quello di un voto favorevole al referendum, che porterà alla formazione di un nuovo governo filo euro, mentre la vittoria dei “NO” di fatto sancirebbe l’uscita di Atene dall’euro area con ripercussioni sui mercati. Ovviamente le vendite che potrebbero scatenarsi sui mercati sarebbero riconducibili unicamente alla maggiore incertezza sulla tenuta della zona euro, visti crescenti consensi che i partiti anti austerità stanno incassando nei paesi del Vecchio continente. Insomma, le parole di Draghi di 3 anni fa sull’euro come processo “irreversibile” potrebbe vacillare nella mente degli investitori.

 

Sui mercati, l’euro ha recuperato una parte delle perdite dopo il tonfo della notte. Il cambio Eur/Usd, sceso sino a 1,0954, è tornato in mattinata verso 1,1140. Anche le borse hanno ridotto parzialmente i cali, passando dal -5% in apertura a -3,5%. Tra i governativi, le vendite marcate hanno colpito tutti i titoli della periferia, con gli acquisti diretti verso il Bund e i Treasury. Lo spread BTp – Bund ha toccato un massimo prima dell’apertura dei mercati verso 185 punti base, per poi ridimensionarsi a 160 pb, lontano comunque dai 120 punti di venerdì.

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