BCE, colpo al cerchio e alla botte

La Banca centrale europea (Bce) ieri ha annunciato le nuove misure in tema di Quantitative Easing.

bg_euro mario draghi
Fonte: Bloomberg

 

 

Draghi ha mantenuto la promessa fatta ad ottobre scorso sulla revisione del programma di acquisto asset, noto come Quantitative Easing.

 

 

 

 

 

Nella riunione di ieri, la Bce ha agito su più fronti, modificando:

  1. la durata, con la scadenza che è stata portata da marzo a dicembre 2017 (9 mesi in più), molto più delle aspettative del mercato, posizionate per un prolungamento sino a settembre;
  2. l'ammontare di acquisti mensili, che sarà ridotto a 60 miliardi di euro al mese (dagli 80 attuali) a partire da aprile. Anche questa decisione era nell'aria, dopo che nella riunione di ottobre Draghi aveva dichiarato che era immaginabile procedere con una riduzione degli acquisti;
  3. la composizione degli asset acquistabili, che vede ora l'introduzione dei titoli con scadenza a partire da 1 anno (non da 2) e con tasso inferiore a quello sui depositi (-0,40%). Quest'ultima manovra ha sorpreso gli operatori e sembra essere stata designata appositamente per permettere alla Bce di continuare ad acquistare titoli tedeschi (che iniziano a scarseggiare), mantenendone fermi i criteri di ripartizione.

La nostra impressione è che, nel complesso, le misure decise da Draghi abbiano più che soddisfatto le aspettative degli operatori. Il colpo al cerchio e alla botte dato al QE non ha turbato quindi il mercato. Il resto lo ha fatto la retorica. L'impegno della Bce ad aumentare nuovamente gli acquisti se la situazione dovesse peggiorare è un messaggio importante per gli operatori, che mantiene spalancata la porta per un atteggiamento super accomodante da parte dell'Istituto di Francoforte. Questo concetto è stato rafforzato dalla fatto che la Bce non ha mai parlato di tapering.

L'impegno fino a dicembre del prossimo anno contribuisce a ridurre l'incertezza sulle manovre della Bce, con gli operatori che possono stare tranquilli per un po'. Probabilmente a favorire una simile soluzione potrebbe essere stato il fatto che a settembre ci saranno le elezioni tedesche- L'unico neo forse è arrivato dai criteri di ripartizione, rimasti invariati (a largo consenso) e che non hanno visto una revisione a favore della periferia, probabilmente grazie alla buona tenuta dei mercati post referendum costituzionale.

Sui mercati, l'euro/dollaro stamane sembra essersi stabilizzato intorno a 1,06, dopo il forte deprezzamento di ieri. A questo punto la rottura del supporto strategico, a 1,05, dipenderà dal tono che la Federal Reserve lascerà trasparire la prossima settimana quando alzerà i tassi di interesse allo 0,75%. A tal proposito sarà strategico guardare i dot plot per capire le aspettative dei governatori per il 2017 e le nuove stime su inflazione e Pil. Se il reflazionamento dovesse procedere in maniera importante, la Fed potrebbe decidere per 3 o 4 rialzi. Un elemento questo in grado di aggiungere pressioni al ribasso al fixed income con effetti a cascata su tutti gli altri asset.

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