Sponde dell'Atlantico si allontanano, banche mettono in ginocchio l'Europa

Il settore bancario si conferma essere il peggiore anche oggi in Europa.

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Fonte: Bloomberg

Rimangono in territorio negativo i listini azionari europei, nonostante la buona chiusura di ieri di Wall Street. Il gap che si sta aprendo tra le borse delle due sponde dell'oceano Atlantico continua ad ampliarsi. In molti si chiedono cosa stia frenando l'equity europeo. La risposta risiede su due ragioni. Da un lato, stiamo assistendo a delle vendite importanti da parte di grandi gestori globali a seguito del mutato contesto macroeconomico globale di inizio anno. Il 2016 doveva essere l'anno dell'accelerazione della ripresa per il Vecchio continente e molti operatori ci contavano visto il livello di overweight (sovrappesato) sull'equity dell'area euro del 2015. Non a caso, proprio le borse europee sono state le regine dello scorso anno. Purtroppo le incertezze sulla crescita globale degli ultimi mesi hanno spinto i gestori a fare dietrofront.

Allo stesso tempo, però, i dati che arrivano dagli Usa nelle ultime settimane non mostrano ancora segnali di rallentamento e rimangono mediamente migliori delle attese. Questo spiega il riposizionamento dei gestori sull'equity made in Usa. I flussi di investimento escono dall'Europa e tornano negli Usa. La cautela rimane comunque alta in vista della partenza della stagione delle trimestrali, che partirà lunedì prossimo con Alcoa. Le attese in linea generale sono per utili e ricavi in deciso calo. Basterà quindi poco per sorprendere il mercato in positivo.

A deprimere l'Europa contribuiscono anche le banche. Il settore rimane sotto pressione a causa dei bassi tassi d'interesse che penalizzano la redditività del comparto. Oggi in particolare, sul tema è tornato il capo economista della Banca centrale europea, Peter Praet, che ha precisato come "la persistenza di tassi negativi nel tempo, due o tre anni, è preoccupante per il business model" delle banche europee. Dopo queste dichiarazioni le vendite si sono accentuate, con l'indice EURO STOXX delle banche che è arrivato a perdere oltre il 2%. Da inizio anno la performance è addirittura di -26%.

In molti si interrogano su cosa possa essere fatto per risollevare il settore e le prospettive della zona euro dopo le misure straordinarie spiegate dalla Bce nel corso degli ultimi anni. A nostro avviso, occorre agire sulla regolamentazione in maniera rapida per renderla meno stringente. Le regole stringenti stanno soffocando il sistema, impedendo allo stesso tempo che la liquidità della Bce venga dirottata sull'economia reale. L'Europa si è preoccupata durante gli anni della crisi più della regolamentazione che non della crescita, mentre gli Usa hanno fatto l'opposto, con le ripercussioni che ora sono ben visibili a tutti.

Cosa aspettarsi dunque? Senza manovre strutturali il settore bancario sarà destinato a rimanere sotto pressione e a pagarne le conseguenze saranno anche gli altri settori.

Dal punto di vista tecnico, alcuni titoli bancari italiani hanno aggiornato i minimi storici oggi, mentre altri sono arrivati ai minimi di febbraio. Intesa Sanpaolo si è avvicinato pericolosamente ai 2,12 euro, livello al di sotto del quale l'estensione dovrebbe proseguire sino a 2 euro. Male anche UniCredit, che si è spinto nuovamente sotto i 3 euro e "vede" ormai i minimi di febbraio (a 2,77 euro). Il cedimento di tale riferimento aprirebbe al ritorno verso i minimi del 2012 a 2,30 euro.

Non c'è da rimanere stupiti quindi se Wall Street viaggia a 3% punti percentuali di distanza dai massimi storici, mentre in Europa i cali da inizio anno superano il 10%.

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