Banche ancorano l'Europa, mentre Wall Street corre

Le piazze finanziarie europee sono ancora penalizzate dalla banche, con l'indice settoriale in calo del 22% da inizio anno.

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Fonte: Bloomberg

Questa mattina gli indici azionari del Vecchio continente hanno aperto in deciso calo, nonostante il rally di ieri sera di Wall Street. L’S&P500 ha terminato la seduta con un rialzo dell’1,25%, la miglior performance da due mesi. L’Europa, invece, fatica a tenere il passo e questo potrebbe essere riconducibile a una serie di fattori.

La causa principale sembra essere ascrivibile alle difficoltà del settore bancario, che anche questa mattina rimane tra i peggiori sullo Stoxx 600. L’EuroStoxx Banks cede quasi l’1% e continua ad avere una performance da inizio anno (YTD) pessima, con un calo di oltre il 22%.

Rimanendo nel settore, una serie di trimestrali deludenti sono arrivate anche dagli istituti italiani. Banco Popolare non ha tradito le aspettative deludenti preannunciate da Saviotti. Anche Banca Popolare di Milano non ha brillato. Sinora Mediobanca e Intesa Sanpaolo si rivelano le sorprese positive. Intanto Atlante sembra accasciarsi sul peso crescente degli aumenti di capitale. Dopo la copertura dell’operazione della Popolare di Vicenza, pari a 1,5 miliardi di euro, si affaccia la possibilità di un intervento anche per Veneto Banca. Tutti questi interventi in qualche modo riducono la portata del fondo destinata al problematico mondo degli NPL. Senza nuovi fondi, Atlante sarà inesorabilmente schiacciato.

Ma il sentiment dei gestori sull’Europa potrebbe essere appesantito anche da altri fattori di carattere politico. L’avvicinarsi del referendum sulla Brexit potrebbe essere sufficiente a intimorire gli investitori, dato che le ripercussioni di un simile evento potrebbero essere importanti. Secondo uno studio di un think tank britannico, i costi di un’uscita dalla Ue per le sole istituzioni finanziarie potrebbe superare i 17 miliardi di sterline, senza considerare costi legali e di consulenza legati ad eventuali sanzioni.

Tra gli indici, il Dax si è riportato sotto quota 10 mila punti stamane e a questo punto rimane aperta la possibilità di un ritorno verso 9.750 punti. Male Piazza Affari, con il Ftse Mib che è tornato sui minimi della scorsa settimana, a 17.580 punti. Una chiusura sotto tale livello potrebbe aprire a un test di 17.200 punti.

Sul fronte valutario, l’EUR/USD rimane al ridosso dell’1,14, dopo il tentativo di discesa di ieri in area. La cautela sui mercati rimane molto alta. A confermalo è lo yen, ancora moderatamente forte rispetto alle altre valute mondiali, nonostante le recenti vendite.

Il cambio USD/JPY sta correggendo verso area di 108,50, lontano dai massimi di ieri (a 109,40). Possibili discese marcate potrebbero richiedere un pull back sino a 107,50, massimi di inizio mese e area dove passa ora la trend line rialzista che congiunge i minimi crescenti di maggio. Qui il supporto sarà strategico e una eventuale rottura potrebbe aprire a un ritorno verso 105,50, minimi della scorsa settimana che coincide con i livelli di bottom di ottobre 2014. Una riduzione delle pressioni ribassiste si avrebbero solo con un superamento di 109,40, dove passa l’ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci nella recente discesa partita a fine aprile. Il target rimane proprio su quei massimi, a 111,85. Non crediamo, al momento, ci siano i presupposti di tornare sopra quei livelli, a meno di un duplice rialzo dei tassi negli Usa, ipotesi questa abbastanza remota.

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