Sterlina in spolvero, Brexit perde consensi

La divisa britannica sale ai massimi da oltre 2 settimane sia verso dollaro che verso euro. 

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Fonte: Bloomberg

Prosegue il recupero della sterlina dopo la pubblicazione dei recenti sondaggi. Sebbene i risultati siano del tutto diversi a seconda dell’ente che pubblica il sondaggio o della metodologia utilizzata (telefonico, online ecc.) l’impressione è che le posizioni a favore di una permanenza all’interno dell’Unione europea stiano aumentando a scapito della “Brexit”.

Secondo l’ultimo sondaggio di YouGov pubblicato ieri, il fronte del “Remain” avrebbe ottenuto il 44% dei consensi, mentre i “Leavers” si fermerebbero al 40%. Il vantaggio dei primi è salito di 2 punti percentuali rispetto alla rilevazione di due settimane fa, elaborato sempre da YouGov. Lo spostamento del consenso popolare potrebbe essere, però, dovuto a un mero aggiustamento metodologico dopo le elezioni amministrative che hanno interessato tra le altre anche Londra.

Secondo altri sondaggi degli ultimi giorni, il fronte pro-Ue dovrebbe avere un vantaggio di 15 punti rispetto ai dissenzienti (fonte ORB, Opinion Research Business). Tutt’altro risultato arriva da TNS, che vedrebbe il fronte dell’Out in vantaggio di 3 punti percentuali rispetto a quello dell’In.

Anche il nostro sondaggio, commissionato a Survation, mostra una prevalenza delle posizioni pro-Ue. L’indagine, condotta su un campione di 1003 cittadini UK, ha mostrato una maggioranza dei consensi per la permanenza nell’UE (55%, esclusi gli incerti). La Brexit ha preso il 45% dei voti. Tenendo conto anche delle intenzioni di voto degli incerti (17%), il 45% degli intervistati è per la permanenza nell’Unione Europea e il 38% per l’uscita.

Intanto, sia le lobby finanziarie che le maggiori Istituzioni globali innalzano il livello di allerta in vista del referendum del 23 giugno. Secondo molti studi le perdite per l'economia britannica potrebbero superare i 100 miliardi di sterline sino al 2020, con la perdita di quasi un milione di posti di lavoro. Solo per il settore finanziario i costi potrebbero essere almeno pari a 20 miliardi di sterline, senza considerare i costi eventuali sanzioni.

Anche Bank of America-Merrill Lynch in un report ha sottolineato come il rischio Brexit rimanga il principale downside a livello globale per il 2016. La nostra percezione è che il mercato stia sottovalutando i rischi di un eventuale vittoria del fronte dell'Out all'indomani del voto. Probabilmente, questa circostanza è riconducibile alle basse probabilità di un simile risultato.

Proprio le basse probabilità a favore di una Brexit non sembrano attirare scommesse in tal senso da parte del mercato. Regna per lo più l'incertezza. Anche il deflusso record di investimenti dai fondi equity europei potrebbero essere ricondotti a una certa cautela del mercato in vista del referendum.

Non resta che attendere. I sondaggi delle prossime settimane potrebbero continuare a mantenere alta la volatilità sulla sterlina. Questa mattina il cambio EUR/GBP si è spinto ai minimi di fine aprile, a 0,7745. Il testa spalle che si è formato sul grafico daily a questo punto potrebbe essere considerato completo. Se il cambio dovesse resistere sino a questa sera su questi livelli potrebbe scivolare sino a 0,7350 nell'arco di qualche settimana. Possibili pull back sino a 0,78 sono tutt'ora possibili e confermerebbero la figura ribassista. Solo un deciso riposizionamento sopra 0,78 allontanerebbe questo pericolo.

La sterlina guadagna terreno anche verso il dollaro. Il cambio GBP/USD si è portato nelle ultime ore ai massimi dal 4 maggio scorso, a 1,4557. Possibili risalite potrebbero portare il cambio anche verso area 1,47.

 

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