Il mercato esige risposte dalla Fed

I dati deludenti arrivati dall'economia Usa spaventano gli operatori.

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Fonte: Bloomberg

Rimangono sotto pressione le borse europee questa mattina nonostante il tonfo di ieri. Le sedute che stiamo vivendo sui mercati in questi giorni appaiono molto convulse e sono caratterizzate da una fortissima volatilità. Ma cosa sta accandendo esattamente? Gli operatori sembrano essere rimasti piuttosto colpiti dai dati macro deludenti rilasciati ieri dagli Usa. La nostre impressione è che mai sino a ieri gli operatori si erano resi conto di quanto fosse preoccupante il rallentamento dell'economia a stelle e strisce.


I dati arrivati dagli indici PMI e ISM del comparto dei servizi hanno evidenziato a gennaio un sensibile rallentamento. Sebbene entrambi gli indicatori siano rimasti sopra la soglia dell'espansione (50 punti), il ritmo è stato il più basso degli ultimi due anni. Il tutto in un settore chiave, come quello dei servizi, che negli ultimi anni ha fatto da traino all'economia statunitense.


In un momento in cui i mercati sono così suscettibili, delle figure simili hanno impattato sull’umore degli investitori, che a questo punto iniziano a dubitare dell’azione della Fed nel 2016. Le probabilità di un mantenimento dei tassi nella soglia 0,25-0,5% vanno dal 87% della riunione di marzo al 62% di dicembre prossimo. E c’è addirittura a chi pensa a un taglio dei tassi di interesse a 0-0,25%, livello tenuto sino a dicembre scorso. Nonostante le turbolenze sui mercati, una simile ipotesi rimane ancora lontana, anche perché la Fed difficilmente ammetterà di aver sbagliato e aver perso il controllo dell'economia.


Complice di queste aspettative, il dollaro è stato bersagliato dalle vendite. La divisa Usa ha perso tantissimo terreno verso le altre valute mondiali. Proprio il movimento del dollaro ha dato spazio di recupero al petrolio e all'oro, con i prezzi di quest'ultimo che stamane sono arrivati al ridosso di 1.150 dollari/oncia (massimi dal 30 ottobre).

Rimanendo sul comparto valutario, il cambio Eur/Usd si è spinto sino sopra area 1,11, toccando un massimo stamane a 1,1167. Sono livelli questi che il mercato non vedeva dal 22 ottobre scorso, giorno in cui Draghi aveva preannunciato al mercato la possibilità di rivedere la politica a dicembre.

Alla luce dei recenti sviluppi e in attesa della revisione della politica monetaria della Bce, sin dove potrebbe spingersi il cross? La rottura dei massimi di dicembre e il riposizionamento sopra la media mobile a 200 giorni, in qualche modo sottolineano una certa forza sottostante al trend. Un target importante rimane a 1,14, dove il cross andrebbe a riproporre il test alla trendline rialzista che ha sostenuto le quotazioni per tutto il 2015, salvo poi essere violata proprio il 22 ottobre scorso.

Una conferma la avremo in area 1,1250, che rappresenta la proiezione della base del triangolo sopra il breakout di ieri. Eventuali pull back potrebbero riportare il cambio nuovamente al test di 1,1060, minimi di questa mattina. Solo un riposizionamento sotto tale riferimento potrebbe aprire a una discesa verso 1,0970. Questo caso potrebbe concretizzarsi già domani, se i dati sui Non Farm Payrolls dovessero risultare ancora molto solidi e migliori delle attese.

Così se Cina e Petrolio sono state al centro dell'attenzione del mercato nelle prime sei settimane dell'anno, ora il focus degli operatori torna a riposizionarsi sugli Usa. Al di la dei Non Farm Payrolls, gli investitori ascolteranno le dichiarazioni dei vari membri Fed, soprattutto quelli votanti e i prossimi dati in uscita (vendite al dettaglio la prossima settimana).

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