Draghi muove sempre i mercati

Le parole del governatore della BCE hanno aumentato notevomente la volatilità soprattutto sul bund tedesco

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Fonte Bloomberg

Draghi e l’inflazione

Come ampiamente atteso dagli addetti ai lavori la BCE ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati allo 0,05% (marginal lending allo 0,30%, tassi sui depositi allo -0,20%). Nella conferenza stampa successiva alla scelta sul costo del denaro il governatore Draghi ha ribadito l’efficacia delle strategie monetarie portate avanti dall’istituto di Francoforte che hanno permesso di allontanare la deflazione e di riportare la Zona Euro in espansione economica. Riviste le proiezioni su PIL e inflazione. Il PIL di Eurolandia è stimato salire dell’1,5% nel 2015 dell’1,9% nel 2016 e del 2% nel 2017 (pochissime variazioni rispetto alle prospettive rilasciate a marzo). Maggiori revisioni sull’inflazione. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo è stato rivisto al rialzo per il 2015 al +0,3% (dalla variazione nulla prevista nelle stime di marzo). La crescita dell’inflazione non ha sorpreso lo staff della BCE, come ha sottolineato Draghi, che ha ribadito che nei prossimi mesi rimarrà bassa per poi risalire a fine anno. Riteniamo che l’inflazione possa essere il principale fattore che possa modificare i piani dell’Eurotower. Un forte aumento dei prezzi al consumo nei prossimi mesi potrebbe rendere la “stance” della BCE meno accomodante. Al momento comunque non esistono ancora tali rischi.

 

Draghi e la volatilità

Forti movimenti sui mercati (soprattutto sull’obbligazionario e in particolare sul Bund) dopo le parole di Draghi sulla volatilità. Il numero uno della BCE ha affermato che i mercati dovranno abituarsi a una forte volatilità. Ha inoltre aggiunto che l’elevata volatilità non sarà un fattore che potrà modificare le strategie monetarie della BCE. Le suddette dichiarazioni esplicite del numero uno dell’istituto centrale europeo hanno mosso notevolmente i mercati obbligazionari con un forte aumento dei rendimenti del bund tedesco a 10 anni (fino a un massimo intraday allo 0,878% dallo 0,73% di qualche ora precedente). Il forte aumento dei rendimenti del bund ha fatto scendere lo spread btp/bund ben al di sotto dei 130 pb.

 

Draghi e la fine del QE

Molte domande sono state rivolte a Draghi sulle possibili exit strategies in riferimento al possibile termine anticipato del piano di acquisto di titoli di stato. Draghi ha ribadito come le volte precedenti che il programma di QE continuerà fino a settembre 2016. Crediamo che la BCE possa intervenire con maggiori stimoli monetari piuttosto che ridurli. Solamente un forte movimento rialzista dei prezzi al consumo potrebbe far rivedere le strategie fissate dagli esperti dell’Eurotower.

 

Draghi e l’accordo forte

Tema Grecia. Draghi non ha voluto esprimere un giudizio sulle trattative ancora in corso ma ha dichiarato che è nelle intenzioni di tutti mantenere la Grecia nella Zona Euro. Il mantenimento del paese ellenico nell’Unione Monetaria deve avvenire grazie a un accordo forte tra l’amministrazione Tsipras e creditori internazionali. Un accordo forte che deve consistere in una crescita del paese, deve essere caratterizzato da una giustizia sociale ma deve anche prevedere la sostenibilità fiscale. In poche parole Draghi ha fatto capire che nella prossima intesa non devono essere presenti misure di austerità recessive (che hanno portato alle tensioni sociali di piazza) ma riforme strutturali rivolte alla crescita facendo particolare attenzione alla sostenibilità fiscale. Belle parole indubbiamente che vanno comunque contro alle promesse elettorali effettuate da Tsipras. Non ritoccare il sistema pensionistico, riassumere tutti i dipendenti statali rimossi dalle amministrazioni precedenti, non abbassare gli stipendi dei dirigenti pubblici non permettono la sostenibilità fiscale.

Escludendo le parole di Draghi la questione greca rimane sotto i riflettori della comunità internazionale. Dalle dichiarazioni iperottimiste del presidente francese Hollande (accordo tra poche ore) a quelle, come sempre, molto pessimiste del ministro delle finanze tedesche Schauble (l’entusiasmo su un possibile accordo non è giustificato).

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