Incubo deflazione diventa mondiale, occhi puntati al QE della BCE

Sforbiciata di molte Banche centrali del mondo sui propri tassi di riferimento, in scia ai timori di una spirale deflattiva, dopo il violento calo dei prezzi del greggio. 

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Fonte: Bloomberg

Solo nell’ultima settimana sono intervenuti gli Istituti centrali di:

  • India (dall’8% al 7,75%)
  • Svizzera (da -0,25% a -0,75%)
  • Perù (dal 3,5% al 3,25%)
  • Danimarca (da -0,05% a -0,2%)
  • Turchia (dall’8,25% al 7,75%)
  • Canada (dall’1% allo 0,75%)

E c’è chi ancora deve agire. Oggi la Bce si appresta a inaugurare il proprio piano monstre di QE, che potrebbe superare i 1.000 miliardi di euro. Ma altre Banche centrali stanno pensando a ridurre i propri tassi di riferimento, in particolare quella cinese, australiana e neozelandese.

Non solo. Chi prevedeva di innalzarli, ora ci sta ripensando, come hanno dimostrato ieri le minute della Bank of England (BoE), dove per la prima volta da luglio scorso c’è stato il pieno consenso per un mantenimento dei tassi ai minimi storici.

A questo punto lo sguardo degli investitori volge alla FED. Il violento calo dei prezzi del greggio (-60% in 6 mesi) sta incrementando notevolmente i rischi di una possibile disinflazione (rallentamento nella crescita dei prezzi al consumo) che potrebbe sfociare presto in deflazione dato che il forte apprezzamento del dollaro statunitense permette agli Usa di importare deflazione dai Paesi da cui importa beni. E il meeting della Fed della prossima settimana che inizialmente doveva essere scarso impatto potrebbe ora diventare strategico per le scelte di politica monetaria dei prossimi mesi. È veramente difficile che la FED vada contro le decisioni delle altre banche centrali mondiali. Se aggiungiamo poi che la crescita dei salari rimane ben al di sotto dei target della Banca centrale e che l’economia Usa da sola potrebbe non riuscire a contrastare il rallentamento della crescita mondiale, è probabile che il rialzo dei tassi sia spostato almeno a dopo l’estate contro le attese attuali (aprile/giugno).

Almeno per oggi la scena sarà rubata dalla Bce. Stando agli ultimi rumors, gli acquisti di asset (titoli di Stato più altri) ammonterebbero a 50 miliardi di euro al mese a partire da marzo per una durata almeno di un anno, ma che potrebbe arrivare sino a dicembre 2016. La differenza non sarebbe poca. Il QE potrebbe variare da 600 a 1.100 miliardi di euro. Probabilmente un QE da 600 miliardi sarebbe già incorporato nei prezzi, mentre 1.100 potrebbe dare ulteriore slancio alle quotazioni azionarie e indebolire ancora la moneta unica. Senza dimenticare poi i dettagli, che potrebbero lasciare l’amaro in bocca.

Sull’eur/usd oggi occorre prestare cautela. L’impressione è che inizialmente gli investitori faranno fatica a capire la reale dimensione ed efficacia del piano della Bce e questo terrà la volatilità molto alta. Il primo livello di supporto rimane collocato a 1,1550 e poi a 1,1460. I livello successivi passano per 1,14 e 1,1350. La resistenza a 1,1630 e poi a 1,1680 massimo di ieri. I livelli successivi passano per 1,1760 e 1,1870.

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