Whatever it takes: 5 anni dopo!

L'economia nell'eurozona in netto miglioramento, ma Draghi inizia a fare un passo indietro.

bg_euro mario draghi
Fonte: Bloomberg

Sono passati già 5 anni da quel caldo 26 luglio 2012, quando Draghi in un discorso a Londra dichiarò "La Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l'euro. E credetemi, sarà sufficiente ("The ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro. And believe me, it will be enough"). E' bastato questo per dare fiducia agli investitori che in quei giorni di luglio temevano una disgregazione dell'area a causa delle difficoltà che interessavano i cosiddetti PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna).

Da allora, grazie alle misure adottate dall'Istituto di Francoforte, su tutti OMT e QE e taglio dei tassi, il mercato governativo è tornato a stabilizzarsi, con gli spread periferici scesi drasticamente su livelli minimi da quasi 7 anni. Le condizioni del credito sono migliorate sensibilmente e la crescita in Europa sta finalmente guadagnando forza, tornado ai livelli del 2011.

Il rafforzamento dell'area euro sembra essere convincente a tal punto che la Bce sta pensando ora a delle exit strategy dalle misure super accomodanti attualmente in essere. Nonostante le parole ancora dovish pronunciate da Draghi una settimana fa, il mercato sta già pensando al prossimo cambio di rotta in autunno. La discussione riguarderà per lo più il tapering dell'attuale QE, che potrebbe essere ridotto a 40 miliardi al mese dai 60 attuali. E' ancora troppo presto per pensare al rialzo dei tassi, al momento previsto per la metà del 2018.

Se le parole di Draghi di 5 anni fa hanno contribuito a rafforzare l'eurozona dal punto di vista economico, le tornate elettorali sinora svolte (Francia e Olanda) l'hanno messa al riparo dal rischio populismo. Tutti elementi questi che hanno portato la EUR/USD a guadagnare forza verso le altre valute mondiali.

Al momento la minaccia più importante all'orizzonte è costituita dalle elezioni italiane, previste per la primavera del 2018. A tal proposito, se a inizio anno la Francia era vista come il pericolo più imminente, l'Italia rappresenta certamente il pericolo più concreto. Non escludiamo pertanto che un approccio più prudente della Bce ci sarà almeno fino a quell'evento.

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