ADX, come individuare il trend

ADX, Average Directional Movement, con –DI (Minus Directional Indicator) e +DI (Plus Directional Indicator), rappresentano un gruppo di indicatori di tendenza che formano un vero e proprio sistema di trading sviluppato da Welles Wilder.

Inizialmente l’indicatore era stato creato da Wilder appositamente per le commodities su base giornaliera ma successivamente ci si è resi conto che si può benissimo applicare anche all’analisi degi strumenti azionari e, con i dovuti aggiustamenti, anche al trading su indici e futures.

L’ADX misura la forza del trend senza però fornire indicazioni sulla sua direzione. Il +DI e il –DI completano la funzione dell’ADX definendo anche la direzione del trend. Utilizzando insieme i tre indicatori possiamo determinare sia la direzione del trend che la sua forza.

La costruzione dell’ADX è basata sul +DM (plus directional moviment) e il –DM (minus directional moviment) determinati, secondo Wilder, dalla differenza fra due minimi consecutivi con la differenza dei due relativi massimi.

Senza entrare nel dettaglio del suo calcolo, vediamo piuttosto come interpretarlo.

In genere si assume che il trend sia positivo quando il +DI è superiore al –DI e viceversa per il trend negativo. L’intersezione di questi due ultimi indicatori viene combinata poi con il valore dell’ADX per ottenere un sistema completo di trading. Il fatto che Wilder abbia ideato l’indicatore per il trading su materie prime e valute non significa che non possa essere applicato anche alle azioni, logicamente andremo a scegliere quelle azioni che mostrano una volatilità abbastanza elevata, in quanto su titoli scarsamente volatili può generare spesso falsi segnali o non generarne affatto.

L’ADX per sua natura può anche essere usato per aiutarci a scegliere se applicare una strategia trend following o una strategia non trend following.

Secondo Wilder un titolo è da considerare in trend quando l’indicatore ADX supera il valore di 25, mentre siamo in assenza di trend, quando l’indicatore si trova sotto il valore di 20. Rimane una zona di neutralità, quella compresa fra 20 e 25. Apriamo una breve parentesi, per dire che sul mercato italiano si può accettare un valore di ADX inferiore (pari a 20) come soglia critica, superata la quale, il titolo è da considerarsi in trend, in quanto i titoli italiani sono in linea generale meno volatili di quelli americani.

Per fare un esempio pratico di quanto esposto fino ad ora facciamo riferimento al grafico seguente, dove vediamo nella parte bassa il gruppo dei 3 indicatori: in nero l’ADX, in verde il +DI e in rosso il –DI. Vediamo come la parte evidenziata in giallo sia caratterizzata da un’ADX sotto il valore di 20 (personalmente preferisco usare questa soglia), mentre nella parte successiva l’indicatore sale su valori molto più elevati così come i prezzi.

In pari tempo il nostro +DI superiore al –DI nella parte in trend ci indica che il titolo è in trend positivo.

Un semplice metodo operativo ideato da Wilder prevede l’entrata long quando il +DI attraversa verso l’alto il –DI con ADX superiore a 20 (25 il valore il valore usato da Wilder, tenuto conto che veniva applicato sul mercato americano). L’entrata short, per converso, si ha quando il +DI attraversa verso il basso il -DI con ADX superiore al valore 20. Se l’indicatore ADX non si trova al di sopra della soglia di 20 non si apre nessuna posizione.

Ma vediamo la tecnica messa in pratica.

Nel grafico che segue ancora il titolo Finmeccanica. 

Il primo segnale generato nel grafico è un segnale long, l’ADX si trova sopra il valore 20 e il +DI incrocia al rialzo il –DI. Entriamo long alla rottura rialzista della barra che ha determinato l’incrocio e posizioniamo il nostro stop sotto la candela di setup.

Vediamo che dopo non molto i prezzi invertono la direzione generando un segnale short. L’ADX , pur avendo ritracciato, è ancora sopra 20 e il +DI incrocia al ribasso il -DI.

Il segnale short, contrariamente al long genera un movimento di lungo periodo.

Abbiamo voluto esporre questi due esempi per evidenziare come anche questa tecnica debba essere posta in essere con un buon money management per evitare di vedere svanire il profit potenzialmente realizzato; il suggerimento è quindi di stabilire un profitto minimo, eventualmente pari allo stop iniziale, raggiunto il quale chiudere parte della posizione e seguire poi in trailing stop. 

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