Petrolio sui massimi, in Iraq è caos totale

Le truppe jihadiste sunnite dell'ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e della Syria) hanno lanciato un messaggio ai propri sostenitori per marciare verso la Capitale Baghdad

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Fonte: Bloomberg

Dopo essere passati da Tikrit, aver preso il controllo di Mosul e occupato una grande raffineria petrolifera a Baiji i ribelli sarebbero pronti ad attaccare anche Baghdad, incontrando al momento una debole resistenza dall'esercito governativo. L'offensiva partita dal nord del paese non sembra quindi trovare ostacoli e avrebbe l'intenzione di costituire un califfato nei territori compresi tra gli Stati dell'Iraq e della Syria. E le tensioni potrebbero aumentare nei prossimi giorni vista la debole risposta degli Stati Uniti che non avrebbe ancora preso in considerazione l'invio di nuove truppe ma al massimo l'utilizzo dei droni. Intanto le indiscrezioni di stampa avrebbero già conteggiato in 500 mila i profughi che hanno lasciato le proprie case per raggiungere territori più sicuri.

Le pressioni rialziste si sono fatte sentire subito sui prezzi del petrolio (Wti a 107,22 dollari l’oncia, il Brent a 113). Riteniamo che nel breve periodo ci sia spazio per un ulteriore allungo dell'oro nero soprattutto se non ci sarà una risposta ferma e decisa da parte dei paesi occidentali che potrebbe richiedere tempi ancora lunghi. Difficile pensare a una soluzione immediata, infatti, a un problema che ormai esiste da decenni. Gli Stati Uniti e i paesi occidentali sono stati incapaci di costruire una democrazia che potesse governare popolazioni con marcate differenze religiose (sunniti e sciiti sono i due principali rami dell’Islam e da secoli combattono per la conquista del potere in Medio Oriente). Il Governo di Baghdad a maggioranza sciita è stato più volte coinvolto in misure contro la maggioranza sunnita delle regioni nord-occidentali. Tenendo in considerazione la già difficile situazione in Syria che stenta a normalizzarsi, crediamo che anche in Iraq la diplomazia avrà poco spazio per muoversi.

Dal punto di vista tecnico il prezzo del WTI light crude (future con scadenza luglio 2014) è schizzato al di sopra dell'importanze resistenza posizionata a 106 dollari l'oncia, toccando un massimo nella giornata di venerdì a 107,68. Le forti pressioni rialziste potrebbero spingere le quotazioni dell'oro nero a salire ulteriomente, si sono, infatti, creati i presupposti per un allungo in direzione degli obiettivi situati a 108 dollari e al più ambizioso a 113 (proiezione dell'ampiezza del canale laterale che ha contenuto l'andamento del WTI light crude negli ultimi 3/4 mesi). Indicazioni negative, potrebbero, invece, arrivare solo con il cedimento dei supporti a 104 e 102, preludio a una possibile flessione sui sostegni a 98.

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