Oro impassibile alla Grecia

Rimane debole il metallo prezioso nonostante la tensione sul dossier Grecia rimanga molto alta.

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Fonte: Bloomberg

A colpo d'occhio sembra che l'oro non riscuota più tanto successo come bene rifugio. In realtà, abbiamo ragione di credere che il metallo giallo rappresenti ancora un valido asset da inserire in portafoglio durante delle fasi di mercato caratterizzate da forte avversione al rischio (fly to quality).

Le ragioni di questa debolezza risiedono per lo più dalle aspettative di politica monetaria della Federal Reserve che impattano direttamente sul dollaro. Infatti, come accade per qualsiasi altra commodity scambiata in dollari, ogni apprezzamento del biglietto verde tende a indebolire il prezzo del metallo giallo, mentre ogni fase di deprezzamento ha un effetto positivo sui corsi dell’oro.

L'approssimarsi del rialzo dei tassi di interesse della Federal Reserve ha mantenuto la divisa americana abbastanza forte negli ultimi giorni e questo ha penalizzato le quotazioni dell'oro. I dati macro positivi che sono arrivati poi dall'economia a stelle e strisce non fanno altro che rafforzare questa view, mantenendo alta la pressione ribassista sul metallo giallo.

Le nostre aspettative, pertanto, continuano ad essere ribassiste. Se nel breve i prezzi continueranno ad oscillare intorno ai 1.200 dollari/oncia, nel medio lungo periodo crediamo che la discesa delle quotazioni riprenderà a causa del rafforzamento del biglietto verde, man mano che si avvicina il rialzo dei tassi della Federal Reserve. A fine 2015 il prezzo dell’oro potrebbe tornare verso i 1.040 dollari/oncia, livelli minimi che non si vedono da febbraio 2010.

Ogni tentativo di rialzo potrebbe trovare un ostacolo prima sulla linea che congiunge i recenti rialzi e successivamente sulla media mobile a 50 giorni (EMA-50days) che passa ora per i 1.300 dollari.

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