Grexit

Il debito pubblico greco torna alla ribalta e nuovi tormenti
si profilano all'orizzonte per la già tribolata eurozona.
Scopri quali ripercussioni potrebbe avere sui mercati
e prendi una posizione.

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Perché è importante per i trader?

La possibilità di una Grexit è stata già paventata nel 2015. Con una Brexit sul tavolo, una potenziale Frexit o Italeaves di cui preoccuparsi, senza contare l'ascesa al potere di Donald Trump negli USA e le prossime elezioni politiche in Germania, la maggiore economia dell'eurozona, un possibile abbandono da parte della Grecia potrebbe quasi sembrare l'ultimo dei problemi dell'UE.

Tuttavia sottovalutare la questione potrebbe rivelarsi un grave errore. L'attuale difficile situazione in cui versa l'Europa aumenta la posta in gioco per la Grecia e l'euro, ed aggiunge ulteriori complicazioni alle negoziazioni.

Se queste negoziazioni si avvicineranno pericolosamente al disastro, come sembrarono fare nel 2015, resta ancora da vedere, ma la possibilità pare essere piuttosto bassa. Tuttavia i continui fallimenti nel trovare una soluzione a lungo termine ai guai della Grecia indicano chiaramente la necessità di trovare una nuova via d'uscita. E questa nuova via d'uscita potrebbe essere una Grexit.

Mercati potenzialmente interessati

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I prezzi sopra indicati sono soggetti ai  termini e alle condizioni del sito e sono puramente indicativi.

Perché si torna a parlare di Grexit?

Ciò che attualmente impedisce alla Grecia di crollare sono i prestiti della troika e dei suoi membri: la Banca Centrale Europea (BCE), il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e un fondo sponsorizzato da alcuni governi europei (in particolare Germania, Francia e Italia).

Lo scorso febbraio, il FMI ha espresso dubbi sulla capacità del paese di soddisfare i termini del prestito internazionale, senza passare per ulteriori misure di austerità. Il coinvolgimento del FMI è necessario per la chiusura da parte della troika della revisione dei conti relativi al terzo salvataggio della Grecia, fornendo al paese i fondi necessari a coprire i 6,3 miliardi di euro in obbligazioni, da pagare entro luglio.

Il 20 febbraio, il primo ministro Alex Tsipras annunciò la volontà di operare i necessari tagli, in cambio di un accordo da parte dei ministri europei di revocare alcune delle misure di austerità. Questo ha alimentato le speranze di una imminente soluzione, anche se resta ancora da vedere se l'impopolare governo di Tsipras riuscirà ad implementare i tagli promessi.

Quale potrebbe essere l'impatto?

L'ultima volta che il termine Grexit occupò le testate giornalistiche internazionali, Angela Merkel e Tsipras spinsero la crisi al limite, finché Tsipras venne finalmente costretto alla resa, accettando i termini del prestito, per quanto duri.

In quel periodo gli  indici azionari crollarono in tutto il mondo, l'euro subì un brutto colpo e i mercati azionari greci vennero forzati alla chiusura, mentre i  bond balzavano alle stelle. Una situazione che molto probabilmente si ripeterà, se le negoziazioni dovessero nuovamente fallire, a tutto vantaggio di isole felici d'investimento come l'oro.

Qualora si dovesse giungere ad una soluzione durevole, o se addirittura la Grexit dovesse finalmente risolversi in maniera calma e misurata, i mercati europei potrebbero tirare un sospiro di sollievo. Tuttavia, se la Grecia dovesse ritrovarsi fuori dall'unione monetaria, il risultato potrebbe essere caos e ulteriori problemi.

Importanza delle elezioni europee

Le elezioni in alcuni paesi europei potrebbero complicare ulteriormente la situazione. Qualsiasi segnale di una cattiva gestione della crisi greca giocherebbe a vantaggio dei movimenti euroscettici e i leader in carica dei maggiori paesi europei potrebbero mostrarsi reluttanti ad accettare qualsiasi soluzione malvista dall'elettorato.

Questo potrebbe rendere la Grexit una lama persino più tagliente del previsto, con ripercussioni più ben più gravi di quelle di due anni fa. Gli investitori dovranno tenere costantemente d'occhio i movimenti dell'euro, degli indici europei e i prezzi delle obbligazioni, in vista dei prossimi eventi politici e finanziari:

15 marzo: Elezioni olandesi

Le elezioni olandesi del 15 marzo hanno segnato l'inizio della "stagione delle elezioni" in Europa, a lungo temuta per le potenziali ripercussioni sulle negoziazioni. La vittoria del filoeuropeista Mark Rutte sull'euroscettico Geert Wilders ha permesso di evitare ulteriori complicazioni nell'eurozona.

23 aprile: Prima fase delle elezioni francesi

I timori che la Grexit potrebbe portare a un crollo dell'euro sono ora più concreti di quanto lo fossero nel 2015. Tuttavia la minaccia incarnata da Marine Le Pen è presumibilmente ben più preoccupante. Nonostante si esclude che le negoziazioni raggiungano i livelli di crisi prima che la Francia sia chiamata alle urne, qualsiasi segnale di soluzione illusoria o di un leggero allontanamento della Grecia dall'Unione, potrebbe venire sfruttata dal leader del Fronte Nazionale.

Una vittoria della Le Pen nella seconda fase delle elezioni previste per il 7 maggio, potrebbe immediatamente ridimensionare l'importanza della Grexit. Il leader del Fronte Nazionale ha promesso ai propri elettori di portare la Francia fuori dall'euro e di voler smantellare la moneta unica.

Luglio: Il capitale greco si prosciuga

Le discussioni sul debito pubblico greco sono ancora lontane dal punto di crisi. Tuttavia a luglio, quando le elezioni tedesche si profileranno all'orizzonte, le cose potrebbero cambiare significativamente.

Il debito pubblico greco è uno dei principali argomenti di discussione in Germania e per il paese è di cruciale importanza eliminare la voce "Grexit" dall'ordine del giorno, prima che la campagna elettorale entri nel vivo. Tuttavia, se le discussioni al riguardo dovessero protrarsi fino alla data delle elezioni, i negoziatori potrebbero trovarsi costretti a prendere posizioni più severe. Cosa che potrebbe significare il disastro per la Grecia.

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