Usd/Inr, dati deboli Usa riducono pressioni su Emergenti

Tenta un vano recupero il dollaro statunitense contro la rupia indiana questa mattina dopo la debolezza che ha caratterizzato le ultime tre settimane. 

Il rialzo del biglietto verde ha perso vigore dopo il dato deludente arrivato dall’indice Empire State Manufacturing di febbraio, sceso ben oltre le attese oggi.

In linea generale, i dati macro delle ultime settimane che sono arrivati dall’altra parte dell’oceano sono stati tutti deludenti, complice anche le cattive condizioni meteo. Questa convinzione ha spinto gli operatori a pensare a uno slittamento del tapering nel meeting di marzo della Federal Reserve. Esiste ancora una residua possibilità che la Yellen nel suo primo meeting del Fomc da governatrice possa ridurre ancora gli stimoli monetari e chiave saranno in quest’ottica i non farm payrolls di febbraio.

 

Sul fronte indiano, è di oggi la notizia ufficiale che l’India è stata superata dalla Cina come principale consumatore mondiale di oro. In parte su questo fronte ha inciso molto la decisione del governo indiano di imporre dei dazi sull’import di oro per cercare di ridurre l’enorme deficit di partite correnti. Il governo sta lavorando anche per ridurre il deficit/Pil al 4,1% dal 4,6% stimato sull’anno in corso, in vista delle elezioni di maggio. Dal punto di vista tecnico, il cross USD/INR è arrivato ieri al test del supporto di 62, livello che non vedeva dal 21 gennaio scorso, prima delle tensioni scattate sui Paesi Emergenti. Il rimbalzo di oggi è ancora classificabile come un movimento tecnico. Solo il superamento della trend line ribassista che congiunge i massimi di gennaio con quelli di febbraio, ora in transito a 62,60 aprirebbe a un allungo verso quota 63,10. Qui la resistenza è molto forte e l’eventuale sfondamento di questo livello aprirebbe la strada per un ritorno verso i picchi di gennaio a 64. Attenzione invece al cedimento di 62, che potrebbe portare a un’accelerazione della flessione verso 61,20, bottom di dicembre.

 

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