Rublo crolla sotto sotto i colpi di possibili nuove sanzioni

La divisa russa potrebbe chiudere la peggior seduta da settembre 2015 verso dollaro.

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Fonte: Bloomberg

Crolla il rublo verso le principali valute mondiali dopo l'annuncio di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti. Sulla base di quanto riportato dal Dipartimento del Commercio statunitense lo scorso venerdì, le misure coinvolgerebbero 7 oligarchi russi, 12 aziende e 17 funzionari governativi. La minaccia alle democrazie occidentali, il coinvolgimento in Siria e le attività cibernetiche maligne sarebbero alcune delle motivazioni che hanno spinto gli Usa ad agire in tal senso.

Non solo. A penalizzare il mercato stamane sono stati i rumors di un ulteriore inasprimento delle misure già annunciate (come confermano le parole di Trump di ieri), unitamente all'acuirsi dello scontro tra Usa e Siria dopo l'attacco chimico del regime di Assad a Duma.

Tutti questi fattori hanno penalizzato gli asset russi in questo inizio di settimana piuttosto convulso. Il rublo che ha messo a segno la peggiore performance da settembre 2015 contro dollaro. Il cambio USD/RUB è così schizzato a 60,50, massimi da agosto scorso. Balzo anche per il cambio EUR/RUB, tornato al ridosso di 75, picchi di agosto 2016. Male anche la borsa russa, con l'indice RTSI sceso di oltre 11 punti percentuali.

Così, dopo il caso della spia russa avvelenata nel Regno Unito, la Russia finisce sotto il mirino dell'Occidente per la questione siriana, dove avrebber fornito un appoggio militare al regime di Assad. Il livello di tensioni rimane altissimo e sta tornando ai livelli che abbiamo visto nel 2014 con la crisi ucraina. Non escludiamo che le vendite di asset russi possano proseguire nei prossimi giorni e riportare il rublo sui massimi visti proprio in occasione della crisi del 2014 e del 2015 con il tonfo del petrolio.

A questo punto, il deprezzamento del rublo potrebbe dare un'impennata all'inflazione e riportarla vicino al target della Banca centrale (4%). Pertanto, la Banca centrale potrebbe decidere di sospendere temporaneamente la politica accomodante dopo 5 tagli consecutivi dei tassi di riferimento, che lo hanno portato dal 9% al 7,25%.

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