Proiezioni finanziarie 2017: forex

Il dollaro americano sarà la valuta da tenere d'occhio nel 2017

bg_federal_reserve_1532054

Nella riunione dello scorso dicembre, la Fed ha deciso un rialzo dei tassi di un quarto di punto, come già aveva fatto per il 2015, questa volta però con un'importante differenza.

Nel 2016 la Fed ha messo in atto il primo aumento di tassi di interesse dall’inizio della crisi finanziaria. Vi erano forti attese di successivi rialzi, ma dal momento che le altre banche centrali sono rimaste tutte accomodanti e l'inflazione era sotto controllo, la Fed ha continuato a rimandare la scadenza.

Quest’anno le cose potrebbero essere molto diverse, a giudicare da cinque importanti fattori:

  1. Le attese per un aumento dei tassi di interesse si sono un po' smorzate perché gli investitori sono più cauti in merito a qualsiasi proiezione dalla Fed.

Il 2017 comincia con un cambio di governo negli USA e un presidente neoeletto che intende mettere in atto una spinta fiscale su larga scala.

  1. Il rialzo dei prezzi del petrolio potrebbe continuare, dopo un primo taglio coordinato della produzione da parte sia dei membri dell'OPEC che dei membri non OPEC dal 2001.
  2. Rame, ferro e altre materie prime industriali hanno invertito una tendenza al ribasso pluriennale.
  3. I salari statunitensi stanno iniziando a salire, dopo essere stati sotto pressione per diversi anni.
  4. La Fed e altre banche centrali si sono rese conto che, a lungo termine, tassi bassi e curve dei rendimenti piatte sono poco utili all'economia reale. Il 2017 potrebbe diventare l'anno della reflazione atteso dalla Fed per adottare poi una stretta monetaria.

Per contro, la situazione si prospetta molto diversa in Europa, dove i governi e la BCE hanno una flessibilità limitata, prima delle importanti elezioni che si terranno in Francia e in Germania.

La BCE si è impegnata ad estendere il suo programma di Quantitative Easing (QE, “alleggerimento quantitativo”) almeno fino alla fine del 2017, con l'acquisto di asset per un valore di 780 miliardi di euro. Denaro che inoltre avrebbe ripercussioni più efficaci sull'economia, dato che le banche europee beneficiano dei rialzi dei rendimenti e aumentano la loro attività di prestito.

Un euro più debole costringerebbe inoltre la Banca nazionale svizzera a tenere bassi i tassi e a continuare a stampare franchi per acquistare asset stranieri. Quindi ci si attende che il dollaro recuperi circa il 10% sull'euro e sul franco, nel corso del nuovo anno.

Ritardi o mancanza di supporto nell'implementazione della politica fiscale di Trump rappresenterebbero un rischio per il nostro scenario. Tuttavia, i differenziali del rendimento dovrebbero limitare qualsiasi svantaggio per il dollaro.

Attualmente il rendimento dei titoli di stato USA a 10 anni (T-Bond) si aggira intorno al 2,5% rispetto allo 0,25% per l'eurozona e al -0,16% per la Svizzera.

EUR/CHF scenderà a 1,05

Quest’anno la Banca nazionale svizzera sarà forzata a mantenere gli attuali livelli per il cross EUR/CHF. La decisione della BCE di espandere ulteriormente lo stimolo monetario estendendo il programma di QE fino alla fine del 2017 (e oltre, se necessario) ha già indebolito l'euro rispetto a tutte le valute principali.

La BCE ha inoltre modificato il suo programma per l'acquisto di bond per consentire di comprarli nel segmento a breve termine della curva di rendimenti. Questa mossa dovrebbe rendere l'euro più attraente come valuta con i tassi più bassi (funding currency o valuta di finanziamento) e dovrebbe aumentare il suo turnover, e quindi la pressione sull'euro.

I rischi politici per le elezioni in Francia, nei Paesi Bassi e in Germania, come pure l'avvio dei negoziati per la Brexit, rappresentano degli ulteriori rischi per l'euro. L'unico modo che resta alla Banca nazionale svizzera di contrastare un rafforzamento incontrollato del franco svizzero sono gli interventi sul mercato forex. Con riserve forex salite a ben 650 miliardi di CHF dai 50 di prima della crisi finanziaria, si tratta di una mossa rischiosa ma necessaria. Il rapporto EUR/CHF dovrebbe gradualmente scendere a 1,05 nel corso del 2017.

IG Bank S.A. presta servizi di “execution-only” ovvero di mera esecuzione di ordini senza consulenza. Le informazioni presenti in questo sito non contengono (e non si deve in alcun modo supporre che contengano) raccomandazioni o consigli in ambito di investimenti, né uno storico dei nostri prezzi di negoziazione, né un’offerta o un sollecito a intraprendere un’operazione su un certo strumento finanziario. IG Bank S.A. non può essere ritenuta in alcun modo responsabile per l’uso che si possa fare delle informazioni qui contenute e degli eventuali risultati che si potrebbero generare in base all’impiego di tali informazioni. Non si assicura inoltre l’accuratezza e la completezza delle suddette informazioni, che pertanto vengono usate e interpretate a proprio rischio. La ricerca inoltre non intende rispondere alle esigenze o agli obiettivi di investimento di un soggetto in particolare e non e’ stata condotta in base ai requisiti legali previsti per una ricerca finanziaria indipendente e pertanto deve essere considerata come una comunicazione in ambito di marketing. La presente comunicazione non può essere in alcun modo riprodotta e distribuita.