Venti di guerra in Estremo Oriente? Trump contro Kim Jong-un

Nella penisola coreana aumentano le tensioni dopo lo spostamento della flotta statunitense e della celebre portaerei USS Carl Vinson a minacciare le coste nordcoreane

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Il leader supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea, Kim Jong-un, ha continuato a coltivare le proprie ambizioni minacciando i paesi limitrofi (Corea del Sud e Giappone) con test missilistici nel Mar del Giappone.

Se durante il periodo di governo di Barack Obama gli Stati Uniti avevano mostrato una certa debolezza in politica estera la situazione è decisamente cambiata dopo l’insediamento dell’ex magnate newyorchese Donald Trump. A dimostrarlo l’intervento in Siria su una base militare governativa dopo il presunto attacco con il gas da parte delle truppe di Assad ai ribelli che ha causato la morte di decine di bambini.

Trump ha dichiarato già da giorni il possibile intervento in Corea del Nord per fermare le forti ambizioni del governo di Pyongyang. E non sarebbe la prima volta. La guerra in Corea del secolo scorso aveva visto proprio l’intervento degli Stati Uniti in difesa della Corea del Sud invasa dalle truppe del nonno di Kim Jong-un ovvero il Grande Leader Kim Il-sung.

Proprio il recente incontro tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping ha avuto al centro delle discussioni oltre alla questioni economiche (accordi commerciali e fluttuazione delle valute) anche le tensioni geopolitiche dell’estremo oriente (Corea del Nord, Taiwan e Mar Cinese Meridionale).

Crediamo che un atteggiamento più morbido di Trump nei confronti della militarizzazione di Pechino delle isole nel Mar Cinese Meridionale possa aver convinto Xi Jinping a dare il via libera alle manovre della USS Carl Vinson nelle acque confinanti la penisola coreana.

Riteniamo tuttavia che al momento le azioni di Trump siano solo dimostrative per evidenziare la forza militare del paese. Un vero e proprio bluff. E anche gli addetti ai lavori la pensano nello stesso modo.

Sui mercati sono aumentate le tensioni e la volatilità ma ancora non si sconta un possibile conflitto. In Siria la situazione è estremamente complessa con Bashar Assad appoggiato da Russia e Iran. In Corea del Nord la Cina può chiudere un occhio per le manovre della Vinson ma cambierebbe idea in caso di un intervento armato americano così vicino a propri confini.  

Difficile al momento prevedere quali saranno le nuove azioni di Trump in politica estera. Sarà interessante seguire da vicino soprattutto gli spostamenti del segretario di stato Tillerson pronto a raggiungere Mosca nelle prossime ore per trattare sulla questione in Siria.

Per quanto concerne le reazioni dei mercati l’azionario e il valutario non hanno evidenziato una direzione chiara. Discorso diverso invece per le commodities soprattutto gold e petrolio. Con l’aumento delle tensioni geopolitiche l’oro nelle ultime 4 settimane ha mostrato un rialzo del 6,60% da 1195 a 1275 dollari l’oncia. Ancora più evidente l’incremento del petrolio. Il WTI Light Crude è salito di oltre 10 punti percentuali dai minimi in area 47 ai picchi odierni a 53,50 dollari al barile.

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