Petrolio: eccesso di offerta ancora a lungo senza accordo

Ultimi report di OPEC e IEA evidenziano forti dubbi su una possibile stabilizzazione del mercato. Domanda in ribasso e offerta crescente. Pressioni su accordo OPEC

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Fonte Bloomberg

Dall’estate 2014 il mercato del petrolio è dominato da un eccesso di offerta che ha portato i prezzi dell’oro nero a scendere dai 110 dollari al barile di giugno 2014 fino ai minimi di inizio 2016 sotto i 30 dollari al barile. Nella prima metà dell’anno abbiamo assistito a una reazione delle quotazioni fino a risalire a 55 dollari al barile su eventi straordinari che hanno colpito la produzione, dagli incendi in Canada agli scioperi in Kuwait, dagli attacchi alle infrastrutture in Libia e Nigeria, dai problemi alle piattaforme in Brasile. Tuttavia sono stati elementi temporanei e i fondamentali non sono particolarmente cambiati rispetto agli ultimi anni.

La situazione di eccesso di offerta sul mercato legata recentemente soprattutto all’aumento di produzione da parte dei paesi medio-orientali per competere sulle quote di mercato ha riportato i prezzi al di sotto dei 50 dollari al barile.

Il report dell’International Energy Agency (IEA) ha lanciato un allarme sulle possibilità che il mercato del petrolio possa rimanere in eccesso di offerta anche nel 2017. La domanda di greggio che aveva evidenziato una crescita a inizio 2016 sulla scia della debolezza del dollaro e tornata a essere molto debole. La crescita della domanda nel terzo trimestre 2016 è stata la più bassa degli ultimi 2 anni. L’IEA ha deciso di tagliare le stime sulla domanda nel secondo semestre 2016 e nel 2017 di 200 mila barili al giorno.

Anche l’OPEC nei giorni scorsi aveva espresso forti timori sullo stato dell’offerta che non dovrebbe diminuire nei prossimi mesi. L’OPEC prevede un aumento della produzione nel 2017 da parte dei paesi non membri OPEC di 200 mila barili al giorno soprattutto a causa dei nei nuovi impianti di estrazione in Kazakhistan.

Questi report aumentano le tensioni in vista del meeting in Algeria il 25-26 settembre. Al Forum Internazionale sull’Energia i ministri del petrolio dell’OPEC si riuniranno per decidere quali azioni adottare per ristabilizzare il mercato. L’Arabia Saudita, il Venezuela, l’Ecuador, il Qatar, la Nigeria e l’Algeria spingono per accordarsi su un congelamento della produzione. Iran e Iraq invece non hanno alcuna intenzione di rallentare il ritmo di crescita, avendo come obiettivo di ritornare alle quote di mercato di alcuni fa (pre-sanzioni economiche per l’Iran, pre-crisi per l’Iraq).

E’ il ruolo dell’Iran che è fondamentale per le trattative. L’Arabia Saudita difficilmente procederà a un freeze della produzione senza la partecipazione dell’Iran, nonostante gli accordi raggiunti nel G-20 in Cina con la Russia.

Dopo i fallimenti delle negoziazioni di Doha di aprile è arrivato il momento buono per raggiungere un deal?

Riteniamo che sia ancora presto e fino a che l’Iran non tornerà a produrre a piena capacità un accordo sulla produzione non verrà raggiunto.

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