Petrolio, OPEC sorprende il mercato

Dopo otto anni arriva l'accordo sul taglio della produzione.

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Fonte: Bloomberg

Mette a segno il maggior balzo da aprile scorso il petrolio, che ieri sera è arrivato a guadagnare quasi il 6% dopo le notizie arrivate da Algeri dove era in corso il meeting OPEC.

Secondo quanto riportato nel comunicato e dai vari ministri a margine dell’evento, tra cui quello iraniano, Bijan Zanganeh, la produzione di greggio dovrebbe attestarsi in un range compreso tra 32,5-33 milioni di barili al giorno (b/g) a partire dal 2017. Probabilmente il taglio alla produzione potrebbe essere fissato sulla parte bassa della forchetta, il che vale a dire un taglio di circa 750 mila b/g dai 33,24 mln b/g prodotti attualmente.

Erano ben otto 8 anni che mancava un accordo su un taglio della produzione di petrolio e le disfatte degli ultimi meeting non creavano delle buone premesse neanche per questo appuntamento. La decisione ha evidentemente sorpreso gli investitori che si aspettavano l’ennesimo nulla di fatto. Crediamo, però, che il rimbalzo dei prezzi incorporino proprio questa sorpresa, nulla di più.

L’accordo in sé, infatti, per ora sembra essere più un impegno a sedersi alla riunione OPEC del prossimo 30 novembre con una base di partenza importante, ovvero ridurre la produzione. In quell’occasione saranno decise le soglie di produzione dei singoli Paesi e questo potrebbe sollevare criticità, a tal punto da rimettere in discussione l’accordo stesso.

Per questi motivi, crediamo che gli investitori non si lasceranno andare all’euforia prima di quell’evento.

Non solo. Ora sarà chiamata in causa anche la Russia, dato che un accordo di massima tra i vari Paesi OPEC era la premessa per far sedere al tavolo dei negoziati il ministro dell'energia russo, Alexander Novak. Su questo punto non dovrebbero esserci pressioni importanti, dato che il Paese ex Unione Sovietica è motivato a tenere alte le quotazioni del greggio.

Nel breve, ci aspettiamo che il petrolio possa rimanere ancora nel range compreso tra i 45-52 dollari, almeno sino al 30 novembre. Qualche tentativo di cedimento del greggio potrebbe essere stemperato dalla debolezza del dollaro, che risentirà del surriscaldamento del clima elettorale statunitense.

Il 30 novembre in caso di accordo, le quotazioni potrebbero anche tentare di superare i 55 dollari, anche se l’effetto potrebbe non durare a lungo. In un’ottica di lungo periodo, infatti, crediamo che un taglio di simile portata possa essere compensato da una sensibile ripresa della produzione di shale oil negli Usa.

Intanto oggi il settore petrolifero sta facendo da traino ai listini europei. Sul Ftse Mib svettano Eni, Saipem e Tenaris.

Il titolo del cane a sei zampe sta tentando di tornare verso quota 13 euro, soglia oltre la quale si creerebbero i presupposti per attaccare nuovamente i massimi di settembre, a 14 euro. Il titolo si è lasciato indietro un gap up importante che potrebbe essere chiuso solo in seguito.

Rialza la china anche SAIPEM, dopo il tonfo delle ultime sedute. In questo caso, solo un superamento di 0,3750 euro potrebbe far allontanare il titolo dall’area di pericolo degli ultimi giorni. L’obiettivo principale rimane a 0,42 euro, massimi allineati tra agosto e settembre.

Volano anche le commodity currency legate al petrolio, prima su tutte il rublo, salito ai massimi da due mesi verso il dollaro statunitense.

Bene anche il dollaro canadese e la corona norvegese, quest'ultima salita ai massimi da 5 mesi verso il biglietto verde.

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