La BCE non dà segni di normalizzazione

Alla conferenza stampa di giovedi scorso non è giunto da Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), alcun segno di normalizzazione della politica monetaria. 

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La previsione è di mantenere ancora a lungo i tassi di interessi al livello attuale, o persino più basso, e il programma del quantitative easing potrebbe essere ampliato in qualsiasi momento. Draghi ha però concluso il suo annuncio con una stoccata contro i governi dei paesi dell’Eurozona. Sia nelle riforme strutturali per combattere la disoccupazione che nella politica di bilancio, ha chiarito Draghi, gli Stati membri non soddisfano i requisiti necessari di una politica favorevole alla crescita per accelerare una normalizzazione della politica della Banca Centrale. Due fattori decisivi continuano per la BCE a occupare i primissimi posti nell’elenco delle priorità. Da una parte l’inflazione rimane a un livello troppo basso e dall’altra i rischi a carico della crescita europea sono immutati e mantengono una tendenza al ribasso. Fino a quando non vedremo un miglioramento su questi due piani non cambierà neanche il linguaggio della BCE, perciò una normalizzazione della politica della Banca Centrale non è ancora prevedibile. Sebbene queste non siano buone notizie per l’euro, le elezioni in Francia potrebbero conferire un certo slancio alla valuta comunitaria. Con un esito delle elezioni del 7 maggio a favore di Emmanuel Macron, la coppia EUR/USD potrebbe muoversi verso quota 1.1500, mentre nello scenario alternativo è lecito aspettarsi la parità.

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