I piani fiscali di Trump vanno presi con beneficio d’inventario

Nella campagna elettorale per le primarie Donald Trump fece alcune promesse e, nella maggior parte dei casi, finora ha ottenuto spettacolari fallimenti. 

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La costruzione del muro con il Messico non è finanziabile. Il divieto d’ingresso per i musulmani è stato bloccato dai giudici per incostituzionalità. La cancellazione del tanto odiato Obamacare è stata bloccata dal suo stesso partito. Tutto questo ha prodotto un impatto scarso o solo a breve termine sui mercati azionari, perché la speranza era incentrata principalmente sulla «più grande riforma fiscale di tutti i tempi». Subito dopo il no dei repubblicani alla controproposta di Trump alla riforma sanitaria di Obama, il mercato ha sperato in una rapida realizzazione della riforma fiscale. Ma ancora una volta bisogna constatare che l’amministrazione Trump sa fare bene soprattutto una cosa: produrre aria fritta.

La riforma fiscale in una pagina

Questa settimana il Segretario al Tesoro statunitense Steven Mnuchin e il capoconsigliere economico della Casa Bianca Gary Cohn hanno presentato i «piani» per la «più grande riforma fiscale di tutti i tempi», che tuttavia sono stati redatti con tanta fretta da riempire appena un foglio formato A4. Siamo onesti: se vi è già capitato di sottoporre al vostro datore di lavoro una proposta di miglioramento, sicuramente era più corposa di un foglio A4. E questo documento prematuro è dovuto ancora una volta all’ipersensibilità del Presidente. Trump voleva riuscire a mostrare velocemente qualche risultato per la celebrazione dei suoi primi 100 giorni alla Casa Bianca. Nonostante le ripetute richieste dei giornalisti presenti, né Mnuchin né Cohn sono però stati in grado di dimostrare con dati concreti la sostenibilità e la neutralità di gettito dei piani fiscali, uno dei presupposti perché il Congresso dia la propria benedizione alla riforma fiscale. La speranza dell’amministrazione si basa su una crescita economica forte e sostenibile superiore al 3% annuo per compensare i mancati introiti fiscali. Il fatto che questo non sia garantito, tuttavia, lo ha già dimostrato il passato con Bush e Obama. Ciò che già oggi è prevedibile, invece, è che nei prossimi 10 anni questi piani potrebbero portare fino a 2,4 miliardi di dollari USA di entrate fiscali in meno: una notevole concessione degli americani in cambio della speranza di crescita.

Una situazione di stallo sarebbe un rischio per il mercato

Innanzitutto va ribadito che l’amministrazione Trump non ha ancora un piano definito. Essa intende, invece, elaborarne uno insieme al Congresso, con la possibilità di creare una situazione di stallo per mesi e mesi. In particolare, la finanziabilità sarebbe sempre rimessa in discussione. Il prolungarsi dei negoziati aumenterebbe il rischio che la «più grande riforma fiscale di tutti i tempi» possa ridursi a una «riforma fiscale ‘light’».

Per salvarsi sul piano della politica interna a Trump non resta dunque che la fuga nella politica estera e il conto potremmo pagarlo tutti noi. Speriamo quindi che questa diventi una grande riforma fiscale!

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