Banche italiane, outlook ancora molto incerto

In vista delle trimestrali, il focus torna sui crediti deteriorati.

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Fonte: Bloomberg

L’Italia torna nel mirino degli investitori, con l’indice Italy 40 in rotta per chiudere il mese di gennaio con una performance negativa quasi del 2%, dopo il -3% della seduta di ieri.

A far scatenare le vendite sul listino milanese è stata la decisione della Consulta della scorsa settimana, che si è espressa sulla legittimità della legge elettorale attuale, nota come Italicum. La possibilità di andare alle urne già con la legge attuale (con una modifica per il Senato), sembrerebbe aver riacceso i timori tra gli operatori come accaduto tra ottobre e novembre, prima del referendum.

Ai timori di instabilità politica, si aggiungono anche quelli sul sistema bancario nazionale a pochi giorni dalle trimestrali. Venerdì 3 febbraio Intesa Sanpaolo alzerà il velo sui conti del 4° trimestre del 2016, mentre il 9 febbraio arriveranno quelli di UniCredit.

Su Intesa SanPaolo abbiamo delle previsioni incoraggianti. Nonostante le difficoltà del settore, continuiamo a credere che la banca abbia ancora un certo appeal speculativo, dato che ha uno dei migliori ratio patrimoniali tra le banche europee. La solidità patrimoniale viene confermata anche dal fatto che la banca è uscita ormai allo scoperto sul dossier Assicurazioni Generali, operazione questa che creerebbe un colosso di bancassurance leader nel settore del risparmio a livello europeo. Dal punto di vista operativo, il titolo stamane ha toccato i minimi da quasi due mesi, con il supporto principale che è dettato dalla trend line rialzista che congiunge i minimi di giugno e novembre passa intorno ai 2 euro. Se questo livello dovesse essere rotto, i cali potrebbero estendersi verso i minimi post referendum Brexit.

L’osservato speciale rimane senza dubbio UniCredit, che già la prossima settimana potrebbe lanciare l’aumento di capitale monstre da 13 miliardi di euro. I dettagli sono attesi entro questo giovedì. La banca rimane una delle più fragili e i conti che saranno rilasciati la prossima settimana potrebbero mettere in luce la delicata situazione patrimoniale. Oggi in una nota, la banca ha fatto sapere che nell’ultimo trimestre sono attesi impatti negativi one off superiori ai 12 miliardi di euro, con la perdita d'esercizio che dovrebbe aggirarsi intorno agli 11,8 miliardi. Come se non bastasse, la BCE ha invitato l’istituto a presentare dei piani aggiuntivi sulle sofferenze entro fine febbraio, dato che non ci sono stati sviluppi decisivi in merito.

La situazione sembra essere davvero critica e le dimensioni di Unicredit, l’unico istituto italiano di rilevanza sistemica secondo l’FMI, potrebbero essere di portata tale da trascinarsi dietro tutte le altre banche italiane e della zona eurozona, visto che la banca opera in molti mercati dell’Europa continentale (Germania, Austria e Polonia in particolare). Dal punto di vista tecnico, se il titolo dovesse scendere sotto la trend line che congiunge i minimi del 13 dicembre con quelli della scorsa settimana, i cali potrebbero accentuarsi verso i 20 euro, in vista anche dei piani di sconto previsti dall'aumento di capitale.

In linea generale, continuiamo ad essere molto scettici sull’outlook delle banche italiane: il problema principale rimane quello dei Non Performing Loans (NPLs). La crescita economica del Paese rimane troppo debole per invertire il trend crescente delle sofferenze, che continuano ad appesantire i bilanci delle banche. A poco sono servite le misure del governo, come l’estensione delle garanzie sulle tranche senior e l’accelerazione del processo di recupero. L’ostacolo del prezzo rimane uno scoglio importante. Probabilmente Unicredit non sarà l'unica a svalutare i crediti deteriorati e altri istituti potrebbero comportarsi di conseguenza.

A sollevare questi dubbi ieri sono stati anche la responsabile della supervisione bancaria europea, Danièle Nouy, e l’agenzia di rating Moody’s.

Qualche novità interessante è arrivata nel pomeriggio dall’EBA (European Banking Authority). Il presidente, Andrea Enria, ha fatto sapere che è allo studio un progetto per lanciare una bad bank a livello europeo, in grado di gestire tutti i crediti deteriorati. Questo ente, finanziato interamente da investitori privati, prenderà il nome di “Asset Management Company (AMC)” e lavorerà a stretto contatto con l’ESM (European Stability Mechanism) presieduto da Klaus Regling. I crediti non performanti potrebbero rimanere nelle mani dell'AMC per tre anni e se non venduti torneranno in pancia alle banche.

Si tratterebbe di una sorta di bad bank a tempo determinato, che allevierebbe solo temporaneamente il problema delle banche. Senza ulteriori misure del governo e senza una crescita solida, questi crediti potrebbero rientrare in pancia alle banche dopo la scadenza.

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