Aud/Usd: i buoni dati cinesi non rafforzano il dollaro australiano

Il cambio tra il dollaro australiano e il dollaro statunitense non riesce a mostrare forza neppure dopo la pubblicazione di brillanti cifre macroeconomiche dalla Cina

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Fonte: Bloomberg

Nel paese asiatico è stato comunicato che il PIL del secondo trimestre (+7,5% a/a) e la produzione industriale (+9,2% a/a) hanno battuto le attese del mercato (consensus PIL 2T +7,4% a/a, produzione +9,0% a/a).

Il dollaro USA riesce a mantenere una forza relativa maggiore rispetto al dollaro aussie grazie soprattutto alla testimonianza di ieri sera del governatore del Federal Reserve System, Janet Yellen, al Congresso. Dinnanzi alla Commissione Bancaria del Senato il numero uno della FED ha usato toni molto meno "dovish" del solito, anticipando il possibile rialzo del costo del denaro se le cifre macro negli Stati Uniti dovessero continuare a evidenziare un buon stato di salute.

Dal punto di vista grafico si è delineato negli ultimi 2 mesi un potenziale testa e spalle ribassista, figura d'inversione nell'analisi tecnica. In caso di cedimento della neckline situata a 0,933 si creerebbero i presupposti per una estensione della flessione in direzione degli ambiziosi target posizionati a 0,9210 (bottom di maggio) e 0,9150 (proiezione dell'ampiezza della figura menzionata in precedenza). Timidi segnali di ripresa sopra 0,94, preludio a un possibile allungo verso 0,9450 e 0,95.

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